Lo sciopero della marineria tra Giulianova e Pescara: il gasolio ci costava 0,60 euro adesso non copriamo le spese

Domani si ferma la marineria, Giovanni Massi da Giulianova guida la protesta.
«Gli aiuti temporanei non bastano, il carburante deve tornare a 50 centesimi»
GIULIANOVA
Domani la marineria abruzzese si ferma per protestare contro il caro gasolio e una crisi che sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese di pesca. La mobilitazione coinvolge i porti abruzzesi, da Giulianova a Pescara e Vasto, insieme alle altre marinerie d’Italia. Ad illustrare le ragioni che hanno portato allo sciopero è Giovanni Massi, armatore, astatore del mercato ittico di Giulianova e titolare della pescheria “Le delizie del faro”, che ben conosce le difficoltà del settore lungo tutta la filiera, dal lavoro in mare alla vendita al dettaglio.
Massi, qual è la situazione economica della pesca rispetto a un anno fa?
«La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il prezzo del gasolio, ma i problemi vengono da lontano. Un anno fa la situazione era già complicata, oggi è diventato difficile andare avanti. Prima il carburante costava tra 60 e 70 centesimi al litro, adesso ha superato 1,20 euro. Sono aumentati anche i costi dei trasporti, quelli fiscali per gli equipaggi, delle reti e delle attrezzature. Le spese crescono, ma gli incassi non aumentano allo stesso ritmo e i margini si sono dimezzati».
Quanto costa oggi una singola uscita in mare?
«Un peschereccio a strascico di medie dimensioni come il mio, consuma tra 1.200 e 1.500 litri di gasolio al giorno: spendiamo circa 2mila euro soltanto per il carburante. Ci sono giornate in cui il valore del pesce venduto all’asta non basta nemmeno a coprire questa spesa. In molti casi il gasolio assorbe dall’80 al 90% dell’incasso, lasciando pochissimo per la manutenzione, le altre spese e le paghe dell’equipaggio».
Quali interventi chiedete per contenere il prezzo del carburante?
«Gli aiuti temporanei non bastano. Il credito d’imposta del 20%, previsto per un periodo limitato a tre mesi, non risolve il problema quando il gasolio arriva a 1,20 o 1,30 euro al litro. Chiediamo, come proposto dai colleghi della Sicilia, un prezzo di riferimento attorno ai 50 centesimi e un tetto massimo di 80 centesimi al litro. Solo con costi sostenibili possiamo programmare il lavoro e garantire un reddito alle famiglie dei pescatori».
Oltre al carburante, quali spese gravano maggiormente sulle imprese?
«Ci sono i canoni portuali, i tributi e la Tari, che da qualche anno ci viene richiesta anche per le nostre attività al porto. Poi ci sono gli obblighi tecnologici: per il tracciamento satellitare dobbiamo pagare l’impianto e il servizio, mentre per il diario elettronico di bordo abbiamo dovuto acquistare degli appositi tablet. Bisogna registrare posizione, orari e stime del pescato. Un errore può comportare sanzioni da 3mila a 50mila euro, con conseguenze sulle licenze. Adesso si aggiunge anche l’ipotesi delle telecamere a bordo».
Il caro gasolio è l’unica ragione della protesta?
«No, il problema è molto più ampio. Lavoriamo mediamente tra 100 e 200 giorni all’anno. Ma assicurazioni, contributi, tasse e canoni si pagano per tutti i 365 giorni. Nessuna impresa può reggere a lungo in queste condizioni. A Giulianova, inoltre, l’insabbiamento del porto resta una difficoltà seria: quando il mare è mosso, il rientro può diventare rischioso e le imbarcazioni possono danneggiarsi».
Quanto pesa la mancanza di personale e quali sono le richieste per il futuro?
«Da oltre dieci anni è sempre più difficile trovare marinai italiani disposti a fare questo mestiere, che è duro e incerto. Mio padre, che ha 72 anni e problemi di salute, è ancora costretto a salire a bordo con le stampelle. Chiediamo una revisione delle restrizioni sulle giornate di pesca, meno burocrazia, sanzioni proporzionate, interventi per il dragaggio dei porti e misure per formare e assumere nuovi marinai».
Come vi state organizzando per lo sciopero? Sono previsti blocchi del porto?
«Stiamo preparando striscioni e cartelli sulle imbarcazioni e lungo le banchine: vogliamo una protesta forte, ma responsabile e legale. Bloccare il porto sarebbe pericoloso: vogliamo far sentire la nostra voce senza mettere a rischio altre persone. La protesta deve servire a ottenere risposte concrete».
Quanto è in difficoltà la filiera, dalla barca al banco della pescheria?
«Il mercato ittico di Giulianova ha una collaborazione importante tra pescatori e commercianti. I compratori locali cercano di sostenere la marineria pagando il pesce anche il 10-20% in più rispetto alle quotazioni. Ma anche questa disponibilità ha un limite. Chi vende al dettaglio non può aumentare continuamente i prezzi, altrimenti i consumatori scelgono il prodotto importato o quello dei grandi grossisti. Se le barche non riescono più a lavorare, tutta la filiera ne subirà le conseguenze e i consumatori avranno sempre meno possibilità di acquistare pesce fresco locale. Non possiamo scaricare tutto sui clienti, che hanno a loro volta un potere d’acquisto limitato. Se non si interviene sui costi di produzione, rischiamo di ritrovarci con sempre meno pesce locale sui banchi e sempre più prodotto proveniente dall’estero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

