Il centro vendite di Apple chiuso da fine estate: «Rischio fallimento»

Il negozio fa capo al gruppo C&C di Bari con 49 store in Italia che ha fatto ricorso per l’accesso al concordato preventivo
PESCARA. Quel cartello sulla vetrina di ingresso del centro vendite in via Battisti, con su scritto “Questo esercizio rimarrà chiuso per l'intero mese di settembre” (che ha sostituito il precedente che parlava di fine agosto), sta incuriosendo tanti appassionati del marchio Apple e preoccupando chi, nei mesi scorsi, aveva avviato in quel centro “liste di compleanno” o dato acconti, o affidato tablet e altro per una riparazione. È la società C&C spa, l’Apple Premium Reseller più importante d'Europa, che sta attraversando una importante crisi finanziaria, arrivando a chiedere il salvataggio giudiziario per sopravvivere. A Pescara vetrine illuminate, ma senza nulla o quasi all’interno: l’epilogo di un distributore privilegiato della Apple, il colosso mondiale per la distribuzione di dispositivi hardware, software e servizi digitali che naturalmente è parte lesa in questa vicenda, così come altri fornitori e il proprietario dell’immobile del negozio di Pescara (della famiglia Delfino) che sarebbe creditore di numerose mensilità.
La C&C, società nata con i fratelli Gigli nel 2001, e con sede principale a Bari, per cercare di uscire dal tunnel che sta compromettendo il piccolo impero creato (49 store in Italia e centinaia di dipendenti, oltre ad alcune società controllate in gran parte dell'Europa), ha avviato, presso il tribunale di Bari, una procedura di regolazione della crisi, che per il momento congela la richiesta di fallimento già avanzata da alcuni creditori: per ora dovrebbero essere tre le società che si sono fatte avanti, per un totale di circa 5 milioni e mezzo di euro. Attraverso i propri legali, due principi del foro di Bari, la società ha presentato al tribunale di Bari il ricorso per l’accesso agli strumenti di regolazione delle crisi e dell’insolvenza.
Preparando anche un concordato preventivo in continuità aziendale diretta, fondato sulla prosecuzione dell’attività caratteristica di distribuzione e assistenza di prodotti a marchio Apple: cioè per continuare a lavorare e risanare i debiti e, soprattutto, per bloccare le iniziative dei creditori che potrebbero moltiplicarsi, rendendo poi impossibile evitare un eventuale fallimento. Nel ricorso i legali evidenziano nei dettagli i motivi della crisi (con un passivo che a fine marzo scorso era di circa 130 milioni di euro), nata anche per una «errata segnalazione” (a detta dei legali ndr) in centrale rischi dei Factor con il conseguente deterioramento del capitale circolante». Vale a dire che a un certo punto, con quella segnalazione, è immediatamente scattata la stretta delle banche con una reazione a catena sulle società di assicurazione del credito commerciale che regolano la capacità di credito dei distributori Apple e con conseguenze immaginabili.
Il Tribunale di Bari ha formalizzato un decreto con il quale concede alla C&C spa di procedere con il piano di risanamento, «rilevato che la società», scrivono i giudici del tribunale civile di Bari, «ha documentato uno stadio avanzato delle interlocuzioni relative alla dismissione di asset non strategici; rilevato che il processo di predisposizione del piano risulta concretamente avviato, avendo la società intrapreso attività coerenti con il progetto prospettato (tra cui la ripresa delle forniture da parte di alcuni distributori ndr), l’avvio della procedura di cassa integrazione guadagni straordinaria, le interlocuzioni con i principali creditori bancari, nonché il conferimento degli incarichi ai professionisti deputati alle valutazioni estimative e all'attestazione». Ma il tempo concesso dal tribunale pugliese scade proprio a ottobre e se non verranno presentati tutti i documenti necessari, la procedura andrà avanti verso un possibile fallimento.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

