La critica non è un attacco, il rispetto non è una concessione

Il commento di Luigi Di Marzio allo sfogo dell’allenatore del Pescara dopo la vittoria sull’Ostiamare
Partiamo da un presupposto: nessuno, noi del Centro in primis, ha mai messo in dubbio l’uomo Buscè, la sua integrità morale e la sua lealtà. Nel calcio si può vincere, si può perdere, si può sbagliare una partita e persino compromettere un’intera stagione. Fa parte dello sport, così come fa parte del mestiere di un allenatore rispondere dei risultati, delle scelte tecniche e delle prestazioni della propria squadra. Quello che, invece, non dovrebbe mai accadere è trasformare una domanda scomoda in un pretesto per attaccare chi ha il compito di raccontare e analizzare ciò che accade in campo.
L’allenatore del Pescara ha accusato la stampa di muovere critiche eccessive, arrivando addirittura a parlare di attacchi personali. Si è lamentato, inoltre, perché qualche collega si sarebbe permesso di intervistare altri allenatori, chiedendo loro come dovrebbe giocare la sua squadra. È singolare che un professionista del suo calibro, che vive il calcio da una vita, prima da giocatore ad altissimi livelli e oggi da allenatore, non si sia ancora abituato alle riflessioni tecniche dei giornalisti. Sempre nella conferenza stampa di ieri sera, inoltre, con tono stizzito, ha raccontato di aver fornito a un giornalista i numeri della propria squadra (sì, avete capito bene, un foglio A4 con dei dati statistici), naturalmente quelli positivi, senza però fare riferimento ai punti in classifica. Lo ha fatto senza nominarlo, liquidandolo con un «quello là, non so neanche come si chiama». Peccato che il giornalista in questione lo abbia intervistato decine e decine di volte. Non sapere, o affermare di non sapere, come si chiami non gli fa certo onore. Tornando al suo sfogo in conferenza stampa, un’uscita fuori luogo nei confronti di un giornalista non è soltanto una questione di toni. È una questione di rispetto per il ruolo di chi informa e per il pubblico, che ha diritto a ricevere risposte.
Siamo chiari: il giornalista non è tenuto a condividere la versione dell’allenatore, né a evitare argomenti scomodi per non urtare la sua sensibilità. Chi ricopre un ruolo pubblico deve mettere in conto anche il confronto con opinioni diverse dalle proprie. Questo non significa dover accettare ogni osservazione, ma saper distinguere una critica professionale da un’offesa personale. Pescara è una piazza che ama il calcio e che di calcio se ne intende: nella sua lunghissima storia, lunga oltre novant’anni, ha visto campioni indossare la maglia biancazzurra e grandi allenatori sedere in panchina. Il rapporto tra allenatori e cronisti non deve essere necessariamente privo di tensioni. È però fondamentale che il dissenso non diventi un pretesto per screditare l’interlocutore. Entrambe le professioni hanno responsabilità precise e nessuna delle due dovrebbe pretendere di sottrarsi al confronto. Il confronto non è sempre semplice, ma deve restare possibile, anche quando una domanda non piace.

