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19 ottobre

19 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 2012, a Palermo, al civico 14 di via Uditore, Samuele Caruso, di 23 anni, ex fidanzato di Lucia Petrucci, di 18, accoltellava mortalmente alla gola Carmela Petrucci, di 17, studentessa del liceo classico Umberto I, che tentava di fare da scudo col proprio corpo ai fendenti indirizzati alla sorella, ferita in più punti. La vittima (nella foto, particolare, la targa commemorativa apposta nella succursale di via Perpignano 288 della scuola in occasione del 13° anniversario dal femminicidio, nel 2025. Nella sede principale, di via Filippo Parlatore 26/28, verrà intitolato alla sua memoria l’atrio già nella prima ricorrenza dalla scomparsa) moriva sul colpo, mentre Lucia, che frequentava la medesima classe, la IIL, raggiunta da 20 colpi di lama, veniva trasportata nell’ospedale cittadino “Vincenzo Cervello” dove le verranno sistemati complessivamente cento punti di sutura.

Il fatto di sangue destava enorme clamore in tutto il Belpaese. Il giovane killer, con la mano destra fasciata alla meglio, verrà arrestato nella stessa giornata: mentre tenterà di fuggire dal capoluogo siciliano salendo sul treno per Bagheria. Nel corso del tortuoso iter processuale Caruso spiegherà d’essersi recato sotto casa delle sorelle Petrucci, luogo del delitto, per appurare se Lucia lo avesse tradito ed eventualmente sapere con chi. Ma poi Carmela s'era frapposta. Come riporterà anche il quotidiano milanese “Corriere della Sera”, del 22 ottobre di quel 2012, nel pezzo intitolato «L’assassino di Carmela ‘Ero lì per uccidere’», a firma di Felice Cavallaro.

Sempre stando al resoconto del ragazzo davanti ai magistrati, al tempo degli “amori” via social il loro rapporto era nato tramite Facebook e s’era poi inasprito sempre attraverso lo stesso social sul quale lui si appellava “Tigrotto”. Il 15 novembre 2016 l’assassino, che non aveva accettato la fine della relazione sentimentale, verrà condannato all’ergastolo in via definitiva dopo il passaggio in Corte di cassazione. In primo grado aveva ottenuto la stessa pena, il 26 febbraio 2014. E la sentenza era stata confermata in appello, il 17 luglio 2015.