Il primario Albani lascia dopo 22 anni: ringrazio la squadra

29 Aprile 2022

Il cruccio: la carenza cronica di medici e i disagi per i pazienti L’orgoglio: essere riuscito a realizzare la nuova struttura

PESCARA. Il primario Alberto Albani lascia il Pronto soccorso che ha guidato per 22 anni. Oggi è l'ultimo giorno di lavoro del direttore dell’unità operativa complessa di Medicina e chirurgia di accettazione e urgenza ed ex direttore del dipartimento Emergenza urgenza nell'ospedale di Pescara dove è arrivato, verso la fine degli anni Novanta, proveniente da Roma, sua città d'origine.
Per oltre due decenni, con 20 medici, 70 infermieri e 30 Oss, ha operato nella trincea dei terremoti dell'Aquila e Amatrice, ha affrontato il disastro di Rigopiano e fronteggiato il Covid. Un mese fa l'annuncio del pensionamento, il brindisi con i colleghi della Asl che lo hanno accompagnato in questo lungo viaggio professionale, poi il colpo di scena: «Resto un altro po’ per dare ancora il mio contributo». Oggi, invece, l'addio: «La campanella suonerà alle 14,30», scherza, «poi andrò a casa dopo una normale giornata di lavoro».
Al suo posto sono candidati i colleghi con più esperienza, Franco Felaco o Antonino Gabriele che guideranno l'interregno fino al 19 maggio, quando dal concorso uscirà il nome del futuro primario della nuova struttura d'emergenza. Romano del quartiere Eur, 68 anni, Alberto Albani, carattere pragmatico e visionario, è approdato nel dipartimento di Medicina, di Popoli prima e Pescara poi, intorno al 1995: «All'epoca a Roma c'era molta forza lavoro e pochi posti, oggi è il contrario». Dal primo maggio 2000 è direttore del Pronto soccorso, ma per tutti è «il primario». Nella capitale lascia i genitori e con la moglie Adriana, i figli Davide, 34 anni, ingegnere gestionale e le gemelle 31enni, Giada, specializzanda in Chirurgia maxillo facciale ed Enrica, futuro magistrato, si trasferisce a Pescara, città che «amo quanto la mia».
Dottor Albani, gli ultimi impegni di oggi?
«Riunione con i medici per la situazione del Pronto soccorso e documenti in scadenza da firmare».
Che tipo di Pronto soccorso ha trovato 22 anni fa e come lo lascia oggi?
«Ho introdotto il triage, l'informatizzazione dei servizi, creato l'Obi (Osservazione breve intensiva), la medicina di urgenza con 10 posti letto per pazienti gravi destinati ai reparti. Questi servizi all'epoca non c'erano. Inoltre, abbiamo un avviato centro di formazione del personale impiegato nelle emergenze, negli anni abbiamo preparato migliaia di operatori della sanità di mezza Italia. Il mio obiettivo, e oggi motivo di orgoglio, è stato realizzare il nuovo Pronto soccorso. Mi rimane solo il cruccio di non essere riuscito a farlo funzionare come avrei voluto, a causa della cronica carenza di medici che crea disagi all'utenza, per far fronte ai quali abbiamo anche dovuto riempire le sale d'attesa di posti letto».
I momenti più difficili?
«Il dolore e la morte nelle trincee dei terremoti dell'Aquila e Amatrice, la tragedia di Rigopiano che ho nel cuore tra il dolore violento per chi non ce l'ha fatta e il sollievo e la gioia per quanti siamo riusciti a salvare. Infine, la pandemia che è stata una lunga guerra, non ancora conclusa, ma non abbiamo mai pensato di non farcela. E poi le tante sofferenze che mi porterò dentro, una persona che ti si spegne tra le mani, un bimbo che dice alla mamma: salvami e poi muore, sono ricordi che fanno troppo male, non voglio parlarne».
A chi dice grazie?
«Un grazie di cuore alla mia grandissima squadra in ospedale, perché senza di loro non sarei andato da nessuna parte. Ringrazio la popolazione abruzzese per la forza e il coraggio con cui ha retto in ogni circostanza e anche quella coppia di sconosciuti al ristorante che ci ha ringraziati per il lavoro svolto in questi anni».
Cosa farà da domani?
«Lavorerò a nuovi progetti professionali su cui mantengo il riserbo e tornerò a fare ciò che mi piace: leggere da matti, andare in barca, viaggiare, fotografare, altra mia passione. E presto tornerò a Roma a salutare la mia famiglia e degustare un piatto di amatriciana o cacio e pepe».
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