Il primo maggio tra speranze, disillusione e voglia di ripresa

1 Maggio 2019

PESCARA. C’è modo e modo, di “sentire” il primo maggio. Ognuno vive diversamente la festa dei lavoratori. E per molti ha un retrogusto amaro, per un motivo o per un altro. Perché il lavoro è...

PESCARA. C’è modo e modo, di “sentire” il primo maggio. Ognuno vive diversamente la festa dei lavoratori. E per molti ha un retrogusto amaro, per un motivo o per un altro. Perché il lavoro è contraddistinto dalla «precarietà», che è sempre più diffusa, fa notare Luca Ondifero, segretario generale della Camera del lavoro di Pescara. «Il lavoro», osserva, «è una stabile precarietà». Nel pomeriggio proprio la Cgil sarà in piazza della Rinascita, a Pescara, con la Cisl e la Uil, per la manifestazione organizzata dal Comune in occasione del primo maggio. Ma non è tutto nero, anzi è bello pensare che sia possibile ripartire da qui, ora.
«Si deve ripartire», dice Ondifero, «dal lavoro certo, stabile, sicuro e ben pagato e da quello che dice la Costituzione e cioè che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. E senza occupazione non c’è futuro, non c’è dignità e non c’è libertà». Il rappresentante della Cgil punta sulla Carta dei diritti universali del lavoro, e chiede di «salvaguardare», da qui in poi, «tutte le nuove forme di lavoro».
Per il direttore generale di Confindustria Chieti Pescara, Luigi Di Giosaffatte, il primo maggio «racchiude la celebrazione della centralità della persona nell’organizzazione aziendale», ma anche «del lavoro come valore e dignità, nel ricordo di quanti nel lavoro hanno trovato la morte e di quanti aspirano a trovare il lavoro perduto o il primo lavoro».
Ha passato buona parte della sua vita in officina Paolo Verdecchia, presidente regionale di Meccatronica di Confartigianato impresa. Ha 51 anni ed è impegnato nella sua attività «da più di 25», sempre a fianco a suo padre Biagio che gli ha passato il testimone (e anche i saperi) ma continua ad essere presente e attivissimo nell’officina di via del Circuito, nonostante abbia spento ben 82 candeline. «Un tempo questa festa era più sentita, era il riconoscimento di un anno di lavoro svolto. Oggi è solo un modo per riposare. E per me, che sto perennemente in officina, è un riposo meritato, un’occasione per stare con mio figlio», dice Paolo. «La pensa diversamente mio padre: è di un’altra generazione e per lui stare a casa un giorno vuol dire perdere un giorno di lavoro», conclude il rappresentante di Confartigianato.
Sarà un giorno come gli altri per molti, ad esempio per i medici. Lo sa bene Alberto Albani, responsabile del pronto soccorso di Pescara. «Oggi si dovrebbe festeggiare il lavoro, ma in Italia non ce n’è molto. Mi auguro che chi ha un’occupazione possa lavorare in condizioni migliori. E per far sì che accada devono aumentare i posti di lavoro», dando una prospettiva «a chi ha bisogno, a chi è in cerca».
«Per noi è una giornata come le altre», dice Domenico Chiavaroli dalla gastronomia Brigantino (corso Vittorio Emanuele), che oggi resterà aperta e terrà impegnato il personale fino alle 16. «Molti lavorano anche il primo maggio, ma in realtà il lavoro manca da una vita e in Italia tra le feste da abolire c’è anche questa. Per noi festeggiare è impossibile, magari lo faremo dopo la chiusura». Massimiliano Isidoro, commerciante, commenta dal suo negozio (Scout, in via Trento) che «lavoro uguale dignità. E chi è disoccupato fatica ad andare avanti, tanto più se ha una famiglia e deve mantenerla. Se una volta si riusciva comunque ad arrivare alla fine del mese perché le famiglie stavano complessivamente meglio, adesso è complicato. E credo che tutti dovrebbero avere un posto o magari crearsi un’opportunità, oltre a cercarsela. Lavorare è fondamentale, anche per i giovani, perché aiuta a formarsi come persone».
Dopo aver vissuto «sei mesi l’anno in Tanzania per undici anni», la fotogiornalista Romina Remigio si trova inevitabilmente a fare un paragone tra Italia e Africa. «Ho sentito molto di più questa festa in Africa, rispetto a quello che avverto in Italia dove si fa poco riferimento agli eventi storici alla base del primo maggio. Per me lavoro è cultura e viceversa. Ma si è ridotto tutto ad un concerto, ad una bevuta. In Africa è più interessante perché si parte da quello che è stato, ed è giusto che sia così».
Parlando del suo primo maggio, dice che andrà «a vedere una mostra, o comunque mi dedicherò a qualcosa di culturale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA