Il Professore tra coop finte e investimenti nel mattone

Crepe nell’impero di De Nicola: nel 2004 salvò la casa di riposo della curia, poi il declino In due anni fallite cinque società legate alle scuole private e al settore immobiliare
PESCARA. Amico della curia ma con 5 società fallite in appena due anni e un’inchiesta della finanza che lo descrive come «promotore, costitutore e principale organizzatore di un gruppo criminale» affibbiandogli reati pesanti come la bancarotta fraudolenta e la truffa. L’impero del Professore, come lo chiamano tutti, sembra in declino dopo un’ascesa senza limiti. Sono più di 20 le società che ruotano intorno a Carmine De Nicola, 71 anni di Francavilla, patron di scuole private, case di cura in Abruzzo e anche nelle Marche e società immobiliari. De Nicola è l’imprenditore che nel 2004 salvò dal tracollo la casa di riposo Sund di Montesilvano, legata alla curia di Pescara: con i lavoratori non pagati da mesi e la protesta dei sindacati con i picchetti sotto le finestre degli anziani, fu De Nicola a rilevare il Sund attraverso il gruppo Cise. E a pregarlo di intervenire per mettere fine alla vertenza furono anche i politici dell’epoca.
Le carte dell’indagine della finanza raccontano anche di prestiti mai restituiti fino a mettere in ginocchio le banche: De Nicola è uno dei tre «principali» debitori della Carichieti con una sofferenza che si avvicina ai 50 milioni di euro.
L’ultimo fallimento, inizio 2016, riguarda la società Policlinico dell’Eccellenza Santa Maria de Criptis e ripercorre la scalata senza soldi a Villa Pini, la casa di cura di Chieti che vale un budget di circa 26 milioni di euro all’anno di fondi regionali: nel 2013 la Santa Maria de Criptis ha partecipato all’asta per Villa Pini, ha presentato l’offerta più alta da 31 milioni e 50 mila euro beffando i big della sanità privata abruzzese, ma poi De Nicola non si è presentato alla stipula dell’atto di compravendita e non ha versato la cifra. Villa Pini è finita, quindi, alla cordata Santa Camilla.
Le altre 4 società fallite sono la Ucis srl, la Santa Maria Assunta srl e la Oran srl, operanti nell’istruzione, e l’immobiliare Sicof. Ma l’elenco delle società riferibili a De Nicola è ancora lungo: cooperative, imprese turistiche, scuole private e case di riposo, società immobiliari. E, secondo gli inquirenti, le società immobiliari sono il terminale degli affari: le somme che l’accusa considera «indebitamente acquisite» tramite fallimenti pilotati e non pagando le tasse e l’Inps sarebbero state reinvestite nel mattone. Operazioni, dice l’accusa, che hanno «lasciato il ceto creditorio, pubblico e privato, privo di qualsiasi possibilità di recupero»: in questo passaggio, si calcola anche il presunto prestito facile di 14 milioni di euro concesso dalla Carichieti e mai ripianato. Il gradino più basso della scala di De Nicola, invece, è rappresentato dalle cooperative: «Cooperative fittizie», sostiene l’accusa, «destinate a rappresentare un apparente soggetto economico nei confronti dell’erario, dell’Inps e dei terzi». In mezzo, le srl che, per l’accusa, sono il mezzo usato per «reimpiegare le ingenti risorse di liquidità illecitamente accumulate in altre società attive nel settore immobiliare».
Tra i meccanismi contestati spuntano le fatture false per ottenere prestiti ma senza restituirli: due operazioni, la prima da 170 mila e la seconda da 90 mila, tirano in ballo un altro istituto, la Banca del Fucino (filiale di Pescara). Per l’accusa, le operazioni hanno avuto il risultato di accrescere il debito di De Nicola verso la banca «nella consapevolezza» dell’imprenditore «dell’incapacità di farvi fronte» e, pertanto, la banca avrebbe riportato «danni di rilevante gravità». (p.l.)

