Il questore chiude un bar per 30 giorni: droga e pregiudicati

12 Marzo 2023

I gestori del locale Bak di Sambuceto indagati per spaccio Ma ora valutano il ricorso dopo essere tornati in libertà

SAN GIOVANNI TEATINO. Il questore di Chieti Francesco De Cicco ha ordinato la chiusura per trenta giorni del Bak bar di Sambuceto, lungo corso Italia, considerato «luogo di spaccio di sostanze stupefacenti e ritrovo abituale di persone pregiudicate». Il provvedimento è scattato dopo le indagini dei carabinieri della locale stazione che, lo scorso 18 febbraio, avevano portato all’arresto dei gestori del locale: Valentina Guerra, 31 anni, e il compagno Marco Colaiocco, 39 anni, entrambi originari di Pescara e nel frattempo tornati in libertà dopo la decisione del tribunale del Riesame.
Durante una perquisizione, con l’intervento del cane anti-droga, i carabinieri hanno sequestrato 16 involucri di cellophane, contenenti ciascuno 0,7 grammi di cocaina, nascosti dentro una scatola di medicinali rinvenuta nel cortile del bar; 50 grammi di marijuana, 2,5 grammi di cocaina, 6 grammi di hashish, un bilancino e altri due involucri contenenti ciascuno circa 2 grammi di hashish e due grammi di marijuana, tutti occultati in un vaso all’esterno del locale; cinque ritagli di cellophane con residui di cocaina nel bagno. Le verifiche sono state estese anche all’appartamento dove vivono gli indagati: qui i militari dell’Arma hanno trovato un tritaerba, venti semi di marijuana e una busta con ritagli circolari.
«Il provvedimento di chiusura», spiegano dalla questura, «è previsto dall’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, per il quale il questore può sempre sospendere la licenza di un esercizio che costituisca un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini e revocarne definitivamente la licenza al ripetersi dei fatti che ne avevano determinato la sospensione».
Il difensore della coppia, l’avvocato Gianluigi Amoroso, sta valutando il ricorso al Tribunale amministrativo regionale per chiedere la revoca del provvedimento, alla luce del fatto che il tribunale del Riesame dell’Aquila ha annullato l’ordinanza del tribunale di Chieti che aveva applicato nei confronti degli indagati la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto di esercitare per tre mesi l’attività imprenditoriale. Secondo i giudici aquilani, infatti, mancano i gravi indizi di colpevolezza. «Il cortile», si legge sul provvedimento del Riesame, «è di pertinenza del locale, ma dalle immagini di videosorveglianza è stato osservato un soggetto, allo stato non identificato, lanciare qualcosa all’interno dello spazio esterno alle 20.30 di quella sera. Non vi è la dimostrazione che i destinatari del carico di stupefacente fossero proprio i titolari del bar, atteso che gli stessi ben avrebbero potuto recuperare lo stupefacente prima della perquisizione, avvenuta alle 21.45 della stessa sera. Riguardo poi alla droga rivenuta dentro il vaso, lo stesso non è pertinenza del bar ma si trova sulla pubblica via poco oltre, né sono stati visti i titolari dell’esercizio commerciale avvicinarsi a tale vaso. Pertanto, lo stesso è stato sicuramente usato come luogo di occultamento dello stupefacente, ma anche in questo caso gli indizi che portano agli indagati non sono qualificabili in termini di gravità».
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