Il reddito di cittadinanza coinvolge 23mila famiglie

27 Ottobre 2022

Si va verso il taglio del 50 per cento del sussidio, lo annuncia il centrodestra Che prevede l’esclusione totale per chi rifiuta un impiego anche una sola volta

L'AQUILA. La rimodulazione del reddito di cittadinanza, in Abruzzo, riguarderà 22.890 famiglie. Tanti sono i nuclei che attualmente ricevono l'assegno: 1.294 in più rispetto al 2021. Ma stando alle prime indicazioni del nuovo Governo Meloni, il sussidio potrebbe essere dimezzato, con l’esclusione totale di chi rifiuta un impiego, anche per una sola volta. Il mantenimento della quota piena riguarderà soltanto chi non può o non è in grado di lavorare.
NUOVE MODALITÀ.
Non più un assegno fisso e perpetuo. Piuttosto una misura agevolativa per inserire nel mercato del lavoro i percettori di reddito che possono trovare un'occupazione e per dare sostegno alle fasce più deboli della popolazione, quelle in maggiori difficoltà.
In questo, il Governo intende dare un ruolo primario agli enti locali che conoscono le situazioni di disagio sul territorio. Si va verso una modifica dell'impianto del reddito di cittadinanza, che porterà alla revoca del sussidio dopo il primo rifiuti di un’offerta di lavoro considerata congrua.
Sarà da stabilire, inoltre, se alle persone in forti difficoltà economiche, sia da destinare un reddito familiare di sostegno oppure un reddito da disoccupazione.
IN ABRUZZO.
Secondo i dati forniti dalla Cgil Abruzzo e Molise e dal Patronato Inca, sono 1.294 in più le famiglie abruzzesi che, nel 2022, hanno chiesto il reddito di cittadinanza. Complessivamente i nuclei coinvolti sono quest'anno 22.890. Un dato in linea con la crescita che si è registrata a livello nazionale: come lo scorso anno, infatti, le famiglie abruzzesi richiedenti sono l'1,9% del totale nazionale. Nell'analisi su base provinciale è Pescara il territorio con il maggior numero di richieste (6.652, 827 in più rispetto al 2021), seguita da Chieti (6.315 domande, 819 in più dello scorso anno), L'Aquila con 5.551 domande (+106). Chiude Teramo con 4.552 richieste (172 in più del 2021). Il valore medio dell'assegno ammonta a 521 euro. «Numeri che rimandano ad una situazione di disagio sociale evidente», affermano Carmine Ranieri, segretario generale Cgil Abruzzo e Molise e Mirco D'Ignazio, coordinatore regionale Patronato Inca Cgil, «complessivamente le persone che beneficiano del sostegno sono, quest'anno, 61.903 in Abruzzo.
I PIù POVERI.
La platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza è ben più ampia rispetto alla pensione di cittadinanza.
Del reddito, infatti, beneficia in Abruzzo il 95% del totale «a conferma che la mancanza di occupazione che garantisca un reddito dignitoso è la principale causa della povertà», dice la Cgil. I nuclei familiari maggiormente coinvolti dal sostegno, sono quelli con un solo componente e quelli con 4 componenti di cui almeno un figlio minore.
«È evidente che, ad oggi, così come per gli altri ammortizzatori sociali, Naspi e cassa integrazione straordinaria, a dover essere migliorate sono le politiche attive del lavoro: aiuto e sostegno concreto alla ricerca di un lavoro che consenta un'esistenza dignitosa a chi non ce l'ha», sottolinea Ranieri, «ben vengano quindi le politiche formative, di competenza delle Regioni e finanziate principalmente dalle risorse del Pnrr, che si stanno mettendo in campo. Ma si faccia di tutto affinché siano davvero funzionali a dare risposte ai bisogni di chi non ha un'occupazione e non si limitino ad essere un sostegno ad enti formativi privati».
COSTRUIRE COMPETENZE.
Anche alla luce della riforma che investirà il reddito di cittadinanza, la Cgil ritiene necessario «da un lato costruire competenze utili per le opportunità che il territorio offre, dall'altro monitorare costantemente i risultati della formazione che viene fatta, misurandone anche gli effetti in termini di nuova occupazione prodotta».
«Continueremo a sostenere queste battaglie di giustizia sociale nelle piazze regionali e nazionali, a prescindere dal colore dei Governi che si succedono, con l'unico obiettivo», conclude Ranieri, «di migliorare le condizioni di vita e lavoro di lavoratrici e lavoratori e di pensionate e pensionati, affinché nessuno rimanga indietro». (m.p.)