Il ritorno di Rambelli Alla Pinacoteca sculture e pitture

TERAMO. Amilcare Rambelli torna a casa. Il grande artista milanese (1924-1976) di origini teramane, protagonista di spicco della ricerca nella scultura del secondo dopoguerra, viene ricordato con una...
TERAMO. Amilcare Rambelli torna a casa. Il grande artista milanese (1924-1976) di origini teramane, protagonista di spicco della ricerca nella scultura del secondo dopoguerra, viene ricordato con una notevole mostra antologica di sculture, pitture, disegni e litografie allestita da oggi e fino al 31 ottobre nella Pinacoteca civica di Teramo. Inaugurazione alle ore 18. Organizzata dall'associazione Teramo Nostra nell'ambito del 19° Premio per la fotografia cinematografica Gianni Di Venanzo, l'esposizione si avvale della curatela di Filippo Andreoni, cognato dell'artista e cultore della sua opera. Una sessantina le creazioni di Amilcare Rambelli mostrate nella galleria di viale Bovio. E di queste una ventina saranno lasciate in comodato dall'architetto Andreoni alla pinacoteca. Un prestito importantissimo per la città in considerazione del valore dell'artista. «Amilcare Rambelli non volle mai legarsi a mercanti d'arte e gallerie, per poter restare libero. Una libertà pagata con l'oblio. Sono estremamente grato a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questa mostra, e sono felice di rendere visibili qui a Teramo, nella sua terra d'origine, le sue opere, affidatemi da mia sorella Elisa, moglie di Amilcare», ha spiegato Filippo Andreoni nel corso della conferenza stampa tenuta ieri nel museo archeologico Savini in compagnia di Paola Di Felice, direttore del Polo museale teramano, dell'assessore alla Cultura Francesca Lucantoni, del presidente di Teramo Nostra Piero Chiarini e del direttore artistico del Premio Di Venanzo Sandro Melarangelo. Amilcare Rambelli, come ha ricordato Melarangelo, era nato a Milano nel 1924 da Adalgisa, nativa di Castelnuovo Vomano, e Vincenzo, natali a Teramo. Teramano anche il nonno, del quale aveva preso il nome di battesimo, rinomato sarto e tappezziere (sue tappezzerie e velluti che rivestivano lo storico teatro Comunale eretto nel 1868, abbattuto nel 1959). Nel capoluogo lombardo i Rambelli continuarono l'attività di famiglia e il giovane Amilcare studiò al liceo artistico di Brera. Con la guerra la famiglia riparò in Abruzzo, dove il giovane artista, ormai lanciato, tornò più volte e dove conobbe Elisa, sua compagna e collaboratrice. Negli anni Sessanta e Settanta, prima che una morte prematura lo strappasse a una carriera luminosa, Amilcare Rambelli si dedicò alla scultura con un'attenzione specifica per la materia, concentrando la sua ricerca sul momento generativo della forma, con il gusto artigianale del fare. Si legge in catalogo: «Nei suoi lavori, spesso di grandi dimensioni, indaga la relazione tra superfici scabre e organismi emergenti da fenditure che spezzano l'uniformità plastica, analogamente a quanto avviene nello sviluppo generativo della natura. Dalla metà degli anni Sessanta preferisce la fusione in bronzo, con cui realizza strutture dislocate nello spazio secondo una concezione dinamica della scultura. In seguito utilizza anche materiali quali acciaio, plexiglas, alluminio».
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