Il secolo di Mario D’Angelo «Le bombe a Pescara e poi...»

7 Settembre 2014

Un ex impiegato della prefettura compie 100 anni domani e ricorda «Tornai da mia madre nella città distrutta dalla guerra e saccheggiata dai tedeschi»

PESCARA. Il segreto per arrivare a 100 anni? Lunghe camminate, un buon bicchiere di vino ad ogni pasto e prendere la vita con allegria. È questa la ricetta della felicità di Mario D'Angelo, che 100 anni li compie domani ed oggi festeggerà, in anticpo, il secolo di vita, assieme alla sua numerosa famiglia.

Settantuno anni fa Pescara veniva bombardata dalle fortezze volantini degli eserciti Alleati: la prima volta il 31 agosto, e poi il 14, il 16 e il 17 settembre del 1943.

D'Angelo in quel periodo lavorava a Roma al ministero dell’Interno, ma sua madre era qui, in una città dilaniata dala guerra e della fame e con una casa distrutta. Così lui decise di tornare a Pescara per restare accanto alla madre. Mario D'Angelo ricorda tutto di quei giorni tragici e anche di quelli che li precedettero.

«Ho preso il diploma all’Istituto Tito Acerbo», racconta, lucidissimo, «poi mi sono iscritto a Roma alla facoltà di Economia e, sempre a Roma, ho vinto il concorso al ministero degli interni. Ero a piazza Venezia, quando Mussolini, applaudito da una folla in delirio dichiarò la guerra».

Iniziarono, così, lesue preoccupazioni. «Mi preoccupavo per mia madre. Io ero figlio unico di madre vedova, e questo, già quando fui destinato a Rodi, sul punto di imbarcarmi per quella meta. Poi la fortuna ha voluto che restassi qui: sono stato richiamato al ministero grazie alla perfetta conoscenza della lingua inglese».

Doveva rimanere in Italia, D'Angelo, ma più di tutto lui voleva rimanere nel suo Abruzzo. «Ricordo ancora il rumore dello scoppio della bomba in via Rasella a Roma e il rastrellamento dei civili che era seguito, e la corsa di tutti noi presenti per sfuggire al rastrellamento dei tedeschi. Fui fortunato, perché si aprì un portone che divenne il mio rifugio. Decisi di tornare Pescara e chiesi il trasferimento per aiutare mia madre sola».

Trovo una città che non c'era più. «La città era distrutta», dice ancora, «e deserta di abitanti, perché, dopo i bombardamenti, i tedeschi avevano ordinato lo sfollamento. Mia madre, che si era rifugiata a Cugnoli, rimpiangeva la sua casa distrutta e la biancheria da lei finemente ricamata per la quale aveva meritato encomi e persino la pubblicazione sui giornali dell’epoca. I tedeschi avevano saccheggiato la città già in ginocchio e avevano portato via i suoi preziosi lavori. Ai danni delle bombe si erano aggiunti quelli delle mine sistemate dai tedeschi e fatte saltare al momento della ritirata».

Iniziò a lavorare in prefettura, a Pescara, «Ricordo che contribuii nella sezione Lavori pubblici, al restauro del Ponte Risorgimento nel 1946, a cui seguì la costruzione del Ponte D’Annunzio. Da lì in poi ho partecipato alla ricostruzione di tutta la città».

Tra quelli che Mario D'Angelo chiama «i momenti fortunati», c'è l'incontro con la moglie Romilde Bufferla. «Era di Bologna, ma lavorava alla prefettura di Pescara come ostetrica provinciale. Siamo stati insieme per 55 anni fino alla sua scomparsa nel 2004». Dalla loro unione sono nate le figlie Carla e Lisa, e poi quattro nipoti, Valentina, Federico, Francesco e Giada. e tre pronipoti, Joe di 19 anni, Riccardo di 10 e Marco di 5. Facendo il bilancio di una vita Mario D’Angelo, infine, parla fortuna: «È quella di essere arrivato a 100 anni in buona salute grazie all’affetto dei miei cari, alla preziosa governante Silvia, all’amore per i viaggi e all’hobby del Lotto che mi ha permesso di mantenere fresca ed elastica la mente».

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