Il segreto di Cicco? Mezzo secolo di gelato artigianale

5 Luglio 2015

Nel chiosco di via Zara a Francavilla, aperto solo l’estate, Bruno La Selva racconta la storia di un’attività di famiglia

FRANCAVILLA. È sempre l'ora di un buon gelato! Artigianale e di qualità s'intende. Il fior fiore dei maestri gelatieri dell'area metroplitana plaude all'iniziativa del Centro “Vota la tua gelateria preferita! ».

Per tutto luglio, e fino al 20 agosto, i lettori del nostro giornale possono esprimere le proprie preferenze attraverso il tagliando pubblicato ogni giorno su il Centro (non sono ammesse fotocopie), da inviare o consegnare a mano alla redazione in via Tiburtina 91, a Pescara. Un'occasione per scoprire dove trovare il gelato migliore e conoscere da vicino i maestri del gelato.

Oggi è il turno di Bruno La Selva, classe 1950, francavillese doc, depositario della tradizione del gelato artigianale a Francavilla cominciata negli anni Cinquanta dal padre Francesco, per tutti «Cicco». Cicco è da sempre il nome della gelateria di famiglia in via Zara 37, oggi rinforzata dalla terza generazione, le nipoti Michela, Francesca e Benedetta, figlie di Bruno. Il chioschetto all'angolo aperto nei primi anni Sessanta, è oggi un gran caffè gelateria che movimenta per tutta l'estate il traffico dei golosi nella piccola traversa di via Nettuno, a due passi dal lungomare.

Bruno, com'è cambiato il vostro gelato in mezzo secolo?

«La gelateria artigianale vive di sfumature, la filosofia è fondamentalmente la stessa, poi i metodi di lavorazione portano al cambiamento sempre in meglio. L'aggiornamento è costante, io mi sono formato alla scuola di mio padre e a quella dei maestri pasticceri di Milano, Bologna, Modena, Pescara. Così sono arrivato a una formula mia personale che a quanto pare è molto apprezzata. Sto qui da oltre cinquant'anni, sono cresciuto con i miei clienti e ora ho fidelizzato i loro bambini!».

Com'è fatto il suo gelato? «Latte , uova e zucchero. A dirsi è molto semplice, alla portata di chiunque, viene da pensare. In realtà, le cose che sembrano facili sono le più difficili. Ad esempio io uso due tipi di zucchero, semolato e quello invertito che faccio io. Questo vuol dire essere artigiani».

Il sorbetto di visciole è da sempre il vostro cavallo di battaglia...

«Un prodotto meraviglioso, che piace molto. Pensare che l'ho scoperto in laboratorio per sbaglio. Da alcune stagioni sto abbinando alle visciole le more di gelso, nostrane anche quelle, come tutta la frutta fresca che compriamo al mercato e che spesso e volentieri i miei clienti mi portano dalla campagna. Attualmente sto elaborando un gelato che voglio dedicare a Francesco Paolo Michetti, sarà a base di cioccolato, nocciola e ratafia, un liquore tipico abruzzese che riprende la tradizione del nostro sorbetto di visciole».

Sui tavoli della sua gelateria gira una sorta di Carta dei valori in difesa del gelato artigianale.

«È un discorso che mi sta molto a cuore e cerco di comunicarlo ai miei clienti. Oggi si diventa “gelatieri” in tre giorni di corso e con una calcolatrice alla mano per dosare gli ingredienti, in una settimana si diventa “maestri” del gelato. Io dico invece che l'artigianalità si costruisce soltanto con l'esperienza, molta pratica e pure tanti errori. Il mio pallino è e rimane quello di dare vita a un'associazione dei gelatieri artigianali professionali».

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