Il sesso superaffare cinese che solo il calcio rallenta

Scoperti negli ultimi anni centri massaggi a luci rosse gestiti dagli orientali Le basse tariffe attirano i clienti, ma quando ci sono le partite il “giro” cala
PESCARA. Non ci sono soltanto i ristoranti con gli involtini primavera e i negozi in cui si vende di tutto nella lista degli affari dei cinesi a Pescara: tra gli interessi spicca anche il sesso a pagamento, negli anni scorsi all’interno degli appartamenti e adesso nei centri massaggi che restano aperti quasi 24 ore su 24. L’ultima indagine della squadra mobile sul centro massaggi a luci rosse di via Milano riaccende i riflettori sulla prostituzione cinese a Pescara: un affare che sembra reggere all’urto della crisi, grazie a prezzi stracciati a partire da 20 euro.
Sì perché, negli ultimi 6 anni di inchieste sul tema, emerge sempre la stessa cosa e cioè che Pescara è una città che rende: «A Pescara c’è parecchio lavoro», così commenta il capo di un’organizzazione smantellata nel 2010 e ancora al centro di un processo. Una confidenza, al telefono, fatta a un amico che incuriosito gli chiede perché abbia aperto una casa di appuntamenti proprio in città: Pescara intesa quasi come una capitale del sesso a pagamento, sembra rispondere il cinese. «Le partite penalizzano». E dalle intercettazioni del passato tra i cinesi, ancora attuali, si arriva a dire che c’è solo una cosa capace di far abbassare gli incassi a Pescara: le partite di calcio, soprattutto quelle dei mondiali.
Per il resto, non c’è timore di fare investimenti a perdere e si può azzardare anche a prendere appartamenti in affitto in pieno centro. Lo raccontano in una telefonata due donne, la titolare di una casa di appuntamenti e l’altra interessata a venire a lavorare proprio a Pescara perché, rivela, «a Venezia c’è poco lavoro»: «Come va il lavoro a Pescara? Va bene! Però in questi giorni, ce n’è poco perché ci sono le partite di calcio e tutti quanti guardano le partite. Comunque per tutti c’è poco lavoro».
Ma è una crisi solo passeggera, perché la padrona cinese si dice comunque soddisfatta degli incassi: i clienti di Pescara pagano, eccome, soprattutto per non usare preservativi: «Io ho aperto da tre, quattro mesi. Comunque, va abbastanza bene e il prezzo è abbastanza alto. La mia “cameriera” ha detto che fa 70/80 euro a cliente. Questa ragazza non parla italiano e, prima di fare questo lavoro, faceva la baby sitter: ha poca esperienza. Però, sa fare i prezzi: un giorno, ha fatto tre clienti a 70 euro ognuno, due a 50 euro a persona, un altro a 60 euro, a un altro cliente ancora gli ha fatto pagare 80 euro. Se questi sono i prezzi, sono contentissima».
Una giornata da 450 euro. Allora, l’amica che vuole trasferirsi a Pescara chiede se la tariffa base è di 50 euro: «Si, è normale 50 euro a cliente. Anche 50 euro, non è poco. Tu lo sai che io non ho mai fatto 30 euro a un cliente, minimo 50. A Venezia come va?». «Non va tanto bene», risponde l’amica. E la padrona le offre l’opportunità di venire a Pescara: «Forse non va bene, perché ci sono le partite dei mondiali. Io ho sentito i miei amici e tutti mi hanno detto la stessa cosa. A Verona avevo una casa di appuntamenti, poi chiusa dalla polizia. Però, io ho aperto un’altra casa di appuntamenti e anche là c’è poco lavoro: la sera la gente non viene perché guarda la partita in televisione. Che dici, vuoi cambiare città?». «Sì, voglio cambiare», dice l’amica. «Vuoi venire a Pescara?», ecco la domanda che fotografa gli interessi che ruotano intorno alla città. Incassi record. Soldi facili a Pescara tanto che, in una perquisizione nella casa di appuntamenti relativa alla stessa indagine, i poliziotti scovano mille euro nascosti in una calza, altri 300 in un pacchetto di sigarette, 250 in un guanto da cucina e 50 poggiati su un armadio. Dalle case ai massaggi. Due le case squillo cinesi scoperte nel 2006 (una in via Venezia, l’altra in piazza dei Martiri Lancianesi); un numero salito a 5 nel 2007 (viale Kennedy, viale D’Annunzio, via Salara Vecchia e via Antinori a Pescara e corso Umberto a Montesilvano); l’ultimo caso risale al 2010 in via Rossini.
Poi, dalle case di appuntamenti, gli interessi deviano verso i centri massaggi, considerati dagli investigatori una copertura per l’attività di prostituzione: nel 2013, a Montesilvano e a San Giovanni Teatino, si contano 8 centri massaggi orientali sequestrati perché trasformati in «case della prostituzione». I soldi in Cina? L’ultima operazione di lunedì scorso, con due arresti, racconta che il giro d’affari resta sempre ingente: i prezzi variano da 20 fino a 100 euro e il viavai dei clienti, da 20 a oltre 60 anni, è incessante. E i soldi guadagnati con la prostituzione che fine fanno? Secondo l’unica inchiesta di 6 anni fa che sfiora anche questo aspetto, i soldi sarebbero trasferiti in Cina «in maniera illegale» e finirebbero in «banche clandestine».
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