Il sindaco liquida Diodati: sento aria di trasformismo

8 Novembre 2018

Alessandrini indica la rotta: «L’area di risulta deve tornare in consiglio»

PESCARA. Sente «odore di trasformismo» il sindaco Marco Alessandrini che, come dice al Centro, le dimissioni dell’assessore Giuliano Diodati se le aspettava. Forse è per questo che, come rivela, ha già le idee «abbastanza chiare» sul da farsi. «Domani (oggi ndr) devo andare a Rimini, tra venerdì, sabato e domenica farò una chiacchierata con la comunità politica e poi tiriamo le somme». E in vista di una nomina in giunta che vede in pole position il capogruppo del Pd Marco Presutti, Alessandrini risponde alle domande del Centro su questo turbolento finale di mandato.
Sindaco, ma a questo punto il progetto dell’area di risulta si arena definitivamente?
Per quanto mi riguarda voglio che arrivi in aula. Anche se non è che si vota la delibera e poi si fa l’area di risulta. Ormai tutte le cose complesse si banalizzano, ma non è così. Votare la delibera è il primo passo per l’adeguamento urbanistico che prevede l’adozione, l’osservazione e l’approvazione. Poi bisogna fare un bando e vedere se c’è chi risponde. Ripeto, voglio che arrivi in aula. E vediamo che succede.
I commercianti sono sul piede di guerra.
È facile dire no su tutto. Ma l’area di risulta in questo modo rimarrà così per sempre. E poi si dice sempre che l’area di risulta è insicura. Ma come si rende sicuro un posto? La sicurezza passa per la riqualificazione urbana. Il resto è propaganda.
Ma la sua amministrazione ha ancora tempo per farla?
È una cosa complicata, ma in Consiglio è già arrivata. Certo, c’è il problema legato all’uscita di Diodati.
Col senno di poi, avrebbe evitato questo valzer di assessori, tra sostituzioni e dimissioni?
È indubbio che l’assessore al bilancio è stato un ruolo particolarmente ballerino, eppure rivendico con orgoglio che noi abbiamo fatto una cosa che poco arriva all’opinione pubblica: abbiamo fatto della solidità finanziaria una cosa seria, reale. I profeti del nuovo sono gli insolventi fraudolenti della democrazia, come quelli che vanno al ristorante e se ne vanno senza pagare. Questi profeti del nuovo sono gli stessi che hanno lasciato milioni di fatture da pagare e tutto il resto. In questa ubriacatura generale abbiamo fatto un’azione molto seria senza la quale si sarebbe fermata la macchina amministrativa. E alla fine ci siano incanalati dentro i binari della rigidità finanziaria che hanno avuto effetti positivi sul bilancio.
Quindi adesso quanto c’è nelle casse comunali?
In un’epoca in cui i Comuni sono ridotti all’osso, abbiamo la solidità finanziaria che ci mette al riparo dal rischio di default che avevamo prima.
Allora, a fronte delle critiche per l’area di risulta e il mercatino etnico, tanto per rimanere sulle ultime questioni più discusse, di che cosa va orgoglioso alla fine del suo mandato? Ci dica almeno tre cose.
Oltre alla solidità finanziaria raggiunta? Ho avuto il privilegio di inaugurare il ponte Flaiano che, iniziato nel 2006 con D’Alfonso ha attraversato un’altra consiliatura e con noi è arrivato a conclusione. Una cosa che mi ha dato molta soddisfazione è l’aver chiuso il contenzioso con il Tribunale dopo 15 anni dall’inaugurazione facendo risparmiare al sistema pubblico 2,7 milioni di euro. E poi tutto quello che abbiamo fatto sul ciclo idrico integrato: la lotta agli scarichi abusivi sull’asta fluviale, l’impulso al potenziamento del depuratore, 12 milioni di euro per duplicarne la portata. Abbiamo tracciato una rotta. Come con la prevenzione, rivoluzionaria in questo paese dove ci si muove solo quando ci scappa il morto. Abbiamo cominciato a monitorare il patrimonio arboreo, perché gli alberi cadono, ed è successa l’iradiddio con quelli che si abbracciano gli alberi. La prevenzione è anche essere in grado di affrontare l’onda d’urto di un’opinione pubblica che si muove in omaggio ai principi di San Francesco.
C’è una larga fetta di cittadini che contesta il mercatino etnico che state realizzando sotto al tunnel della stazione.
Siamo stati noi a sgomberare il mercato etnico che c’era prima, e ora vogliamo fare una cosa con tutti i crismi. Gli accordi sono chiarissimi: al primissimo sgarro si chiude. Ho parlato con il console italiano del Senegal, mi ha dato la sua collaborazione. Noi andiamo avanti.
Torniamo alle dimissioni di Diodati. Se le aspettava?
Temo di sì. Ricordo che sono lo stesso che l’ha fatto tornare. Ha fatto una scelta di campo. Non so come spiegarla se non, come ho detto, che si sente odore di trasformismo.
A fronte di come sono andate le cose, rimpiange di non aver evitato le dimissioni a marzo dell’assessore alla Mobilità Civitarese?
Stefano ha fatto un gran lavoro impostando molte questioni per le quali, ad esempio, il 21 novembre sarò a Milano, invitato dall’istituto di Urbanistica per parlare del Masterplan nella zona stadio seguito proprio da lui. Ma la politica è anche mediazione. Il prendere o lasciare non funziona. Le scelte sulla mobilità sono cose importanti su cui si può discutere.
Chi sarà il nuovo assessore?
Voglio fare prima una chiacchierata con la comunità politica e poi tiro le somme. Io ho le idee abbastanza chiare.
Sindaco, si ricandida?
Come sopra.
Ma aveva già detto di sì.
Mi ricandido.