Il sindaco: secondo lutto in 40 giorni, una maledizione

ROCCAMONTEPIANO. È un’alba maledetta per Roccamontepiano che si sveglia con la notizia di un altro suo giovane morto in meno di 40 giorni. Dopo la ragazza di 25 anni scomparsa alla vigilia dei...
ROCCAMONTEPIANO. È un’alba maledetta per Roccamontepiano che si sveglia con la notizia di un altro suo giovane morto in meno di 40 giorni. Dopo la ragazza di 25 anni scomparsa alla vigilia dei festeggiamenti per la Liberazione, rinviati dal 25 aprile proprio a ieri, festa della Repubblica, il sindaco, d’accordo con le oltre dieci associazioni che dovevano partecipare alla camminata di 15 chilometri per issare il tricolore nella parte più alta del paese, a Portella di Montepiano, ha annullato tutto. Compresa la festa di San Roccuccio che dal 25 aprile era stata spostata a ieri. «Una maledizione», ripete addolorato Orlando Donatucci, avvisato nella notte della tragedia.
«È una notizia che ci ha sconvolto», dice a nome della sua comunità, «per la seconda volta in meno di due mesi un altro giovane ci lascia in maniera tragica. Un dolore per tutti, ma soprattutto per la famiglia, conosciuta e stimata da tutto il paese».
Fernando, il papà autotrasportatore; Giulia, la mamma che lavora come baby sitter e come badante, il fratello Andrea, autista e Claudio, che a 24 anni aveva finalmente trovato un lavoro. «Una brava famiglia, gente perbene, rispettabile e abituata a lavorare», ripete il sindaco, «Claudio proprio prima di trovare il lavoro si era fatto avanti per gestire un circolo Arci a cui poi rinunciò proprio perché aveva finalmente trovato un posto come carrozziere a Manoppello Scalo, un posto che lo rendeva felice anche per la sua passione per i motori».
«Una maledizione», ripete il sindaco che questa volta non rinvierà il programma già spostato dopo la tragedia del 25 aprile, ma lo cancella direttamente. «Tutta la comunità roccolana è stravolta», rimarca Donatucci, «e si unisce al cordoglio di questa famiglia, al dolore per la scomparsa di un ragazzo che conoscevano tutti, perché era sempre presente alle feste in piazza, alle manifestazioni, ogni volta che c’era bisogno della sua musica. Come dj e come suonatore di ddu’ bott’».
«Quando arrivava, si sentiva prima la musica che usciva dalla macchina e poi si vedeva lui», raccontano in paese.
«È una famiglia distrutta, un paese distrutto, un disastro»; conclude il sindaco tra i primi, ieri, ad andare a casa della famiglia Adriano dove si è riversato tutto il paese. Domani alle 10 i funerali a San Rocco. (s.d.l.)
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