Il sito dei veleni al Parlamento europeo

Bussi sul Tirino, interrogazione di due eurodeputati grillini: in quasi dieci anni non è stato fatto nulla
BUSSI SUL TIRINO. Il sito dei velini ex-Montedison di quattro ettari di estensione, contenente circa 240mila metri cubi di materiali altamente tossici, conosciuto come la mega discarica Tremonti di Bussi finisce sui tavoli delLa Commissione europea. A portarcelo sono gli eurodeputati dei Cinque stelle, Piernicola Pedicini, capo delegazione, e Daniela Aiuto con un’interrogazione parlamentare finalizzata a sollecitare un intervento della Unione europea.
Un modo per accertare, dicono, «se l'Italia abbia violato le direttive in materia di rifiuti, la numero 60 del Duemila e la 118 del 2006, e la direttiva numero 4 del 2003 sull'accesso del pubblico alle informazioni ambientali che consente di capire a che punto sono i monitoraggi in corso». L’ iniziativa parte dalla constatazione che a nove anni dalla scoperta (marzo 2007) per opera della Forestale, con l'allora comandante Guido Conti, il sito continua a rimanere in «una situazione ambientale gravissima, perché» si legge nella interrogazione, «le autorità pubbliche italiane non hanno adottato tutte le misure necessarie per bonificare e decontaminare le aree dismesse, proteggere il suolo e conservare il patrimonio naturalistico circostante».
I due europarlamentari hanno inoltre chiesto alla Commissione europea «di far sapere se si ritienga di dover aprire una procedura di infrazione contro l'Italia per violazione del diritto comunitario» evidenziando che nella discarica fu riscontrata «la presenza anche di peci clorurate depositate senza alcuna protezione su terreni privati limitrofi a una fabbrica lungo il fiume Pescara». Sostanze che, durante gli anni, sono migrate nella falda fino a raggiungere i pozzi idropotabili di Sant'Angelo, che furono chiusi in quanto risultati contaminati. Fu tentata anche la messa in opera di particolari filtri al carbone attivo per bloccare le sostanze contaminanti e continuare a immettere acqua nell'acquedotto Giardino, ma senza ottenere riscontri positivi. I due deputati pentastellati ricordano che gli unici lavori eseguiti nell'area, a opera del compianto commissario governativo Adriano Goio, furono una copertura (cupping) sull'estensione territoriale della discarica e una barriera fisica laterale al sito (palancolata), che , secondo l'Arta Abruzzo, non risultano efficaci a fermare la fuoriuscita dei contaminanti che sprofondano verticalmente nella falda acquifera profonda a diretto contatto con la discarica.
Oggi l'interesse è rivolto esclusivamente alla bonifica e messa in sicurezza dei siti produttivi a monte della discarica (ex Medavox) per avviare un processo di reindustrializzazione con aziende chimico farmaceutiche, a fronte però del permanere, a poca distanza, di una vera e propria bomba ecologica nient’affatto disinnescata.
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