Il sogno di Marcello «Vino, arte, passione un giorno tutti insieme»

«Chiamiamo Simone, come si fa? Vedi un po' Gianluca».
«O Skype o FaceTime papà, tanto è sempre una videochiamata».
«Dài, dài fai tu che sei più pratico».
Marcello Zaccagnini, l'imprenditore conosciuto nel mondo come il vignaiolo del tralcetto, riunisce alla scrivania i suoi due figli maschi, mentre Giulia, “la piccolina” in famiglia, è a casa con la mamma. Se Gianluca, 24 anni, lavora con il padre in azienda, a Bolognano, Simone, classe 1982, è un artista che di vino non si interessa oggi e segue le sue mostre tra l'Italia e l'estero abitando a Berlino.
«Sono completamente diversi» racconta papà Marcello: «Simone ha dimostrato subito di avere una passione precisa, un talento per il disegno, la “mano felice” come mi disse Pietro Cascella quando vide i suoi primi disegni. Quando era piccolo mia moglie ed io non sapevamo dove lasciarlo, vivevamo in campagna e lavoravamo tutto il giorno in Cantina, così lo mettevamo in una gabbia per le bottiglie e lui per stare calmo voleva solo un foglio e un pennarello». Simone ha lasciato Bolognano a 18 anni per andare a studiare all'Accademia di Belle Arti di Firenze e da allora ha proseguito altrove il suo percorso di ricerca artistica.
Gianluca invece, diplomato in ragioneria, ad un percorso di studio universitario ha preferito l'azienda, oggi lavora nel commerciale dopo aver fatto la gavetta e insieme a Marcello segue corsi di formazione manageriale per prepararsi ai futuri impegni di una realtà strutturata com'è la vitivinicola Zaccagnini. «Gianluca rispetto al fratello aveva un'altra vena, un carattere introverso, già da piccolo era più pratico, aveva una mente più matematica», spiega il padre. «Anche da bambino aveva una sorta di spirito di protezione e controllo nei confronti dell'azienda. Un giorno stavamo facendo alcuni lavori in cantina, alle cinque del pomeriggio gli operai staccarono, mentre li salutavo mi si avvicinò e mi disse che il sole stava ancora in alto: Non possono rimanere a lavorare? Tu papà lavori fino a quando è notte...». Uno stacanovista, Marcello Zaccagnini, che non è mai mancato un giorno dal lavoro, neppure con la febbre, racconta, tranne quella volta che si è dovuto assentare per un coma ma, appena dimesso, è rientrato subito al suo posto. È questo uno dei motivi del successo dell'azienda, ricorda Marcello, «nata 38 anni fa senza che io fossi un figlio d'arte, quindi ho dovuto lavorare sempre e più di altri, e credo di essere arrivato qui grazie a passione, tenacia e costanza».
Gianluca è sulla stessa lunghezza, partito dai lavori più umili in cantina è arrivato dopo 3 anni al primo step del settore commerciale. «Se non gli avessi fatto fare questo passaggio, avrei fatto un danno a lui e alla sua carriera», spiega Marcello. «E poi avrei mancato di rispetto a tante persone quanto a ruoli aziendali», aggiunge Gianluca. «Ma soprattuto», lo interrompe il padre «avresti mancato di rispetto a te stesso e alle tue capacità, oggi con quel bagaglio di mestiere se scendi sotto sai perché e come dire a un dipendente cosa fare». «E infatti anche qui sto partendo da zero, dopo la promozione ai piani alti» sorride Gianluca, «ma sono contento di aver capito che è questa la mia strada».
Simone artista e Gianluca futuro imprenditore, entrambi hanno ripreso in fondo un aspetto del padre, che da un lato è un instancabile e intraprendente lavoratore, dall'altro un grande appassionato d'arte, amico e collezionista di importanti artisti internazionali. Quando finalmente sul tablet si stabilizza la videochiamata con Berlino, compare Simone e il cerchio si chiude sui lineamenti del suo viso che, tra papà e fratello minore, non tradisce una somiglianza evidente. Simone racconta subito del bellissimo rapporto che ha con loro. «Papà è il mio samurai di riferimento, la sua positività e la sua energia sono contagiose, io lo chiamo “vulcano”. E nonostante la distanza chilometrica non cambia la vicinanza affettiva ed intellettuale, lui fa il vino e io faccio arte, sono due lati di una stessa medaglia». Su questa considerazione annuisce Gianluca che, dice, è stato ormai contagiato dall'interesse per l'arte contemporanea del papà e del fratello.
«Quando è andato via avevo 10 anni, siamo cresciuti a distanza ma questo non ha impedito che tra di noi si creasse un legame davvero forte», precisa Gianluca presto contraccambiato da Simone: «È un ragazzo d’oro, di una umanità e onestà senza fine. Siamo legati in modo speciale, sono molto orgoglioso di lui e del modo in cui affronta le cose». Marcello ascolta i discorsi dei figli, con una punta di orgoglio che si accende negli occhi. Tutti e tre insieme si vedono raramente e sempre nei periodi di ferie, Simone gira il mondo con l'arte, Marcello fa lo stesso con le sue bottiglie, Gianluca è in postazione nel frenetico impegno quotidiano di Bolognano che un'azienda come Zaccagnini impone. «Siamo andati diverse volte in vacanza insieme però, noi tre da soli» ricorda Marcello «per condividere il tempo libero di ognuno e senza parlare di lavoro».
«È sempre speciale» aggiunge Gianluca «quando ci ritroviamo insieme per una cena o una passeggiata». «Io adoro quando giriamo tutti e tre in campagna a bordo di un trattore, durante le ore calde del tramonto» interviene Simone «ragionando e scherzando in penombra tra boschi e vigne, è una specie di rituale». Su una cosa i fratelli concordano senza dubbio: hanno entrambi un rapporto invidiabile col padre. «Anche se lui era sempre in viaggio o a lavoro» raccontano «ha sempre dedicato del tempo solo per noi, ogni giorno, e anche se erano 5 minuti erano molto intensi. Ancora oggi con un solo sguardo riusciamo a capire cosa ha in mente». E naturalmente concordano sul vino, che apprezzano entrambi, «ma sono io» scherza Gianluca «a consigliare a Simone quali vini bere». Il tasto vino qui dai Zaccagnini nasconde qualche desiderio, neanche troppo celato. «Se torna sono contento, sennò va bene uguale purché sia felice» anticipa Marcello. «Da padre e da imprenditore penso sempre alla serenità di chi sta intorno a me, ognuno di noi deve dare il massimo però deve essere sereno e soddisfatto. Questa è un'attività che è bello passare di generazione, altrimenti conviene vendere e basta».
«Il mio desiderio» dice sorridendo Gianluca «sarebbe quello di lavorare tutti e tre insieme». «Anche il mio» chiude rapidamente Marcello. Vediamo cosa ne pensa Simone.
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