«Il teatro, materia da insegnare a scuola»

Maria Pina Cacciatore, maestra pescarese, è l’autrice di un libro per docenti e presidi
PESCARA. «Il teatro dovrebbe diventare una disciplina di insegnamento come lo sono già la lingua inglese e la tecnologia» e non uno strumento di comunicazione relegato al solo spettacolo con saggio di fine anno nelle scuole di ogni ordine e grado. Ne è convinta l’insegnante di religione Maria Pina Cacciatore, maestra Pina per i suoi piccoli studenti di una scuola primaria pescarese, autrice del volume: «Progettare il teatro a scuola, il teatro come socializzazione dello spazio», 542 pagine, edizioni Vestigium, in vendita nelle librerie o online, destinato a docenti e dirigenti scolastici che vorranno saperne di più su come puntare sul teatro come materia scolastica. Il volume, che la maestra pescarese dedica ai suoi alunni, si suddivide in più capitoli riguardanti una solida ricerca pedagogica sulla «sfida educativa del nostro tempo», copioni teatrali già rappresentati o ancora da illuminare sui palcoscenici e, in ultimo, una lettera agli allievi che comincia con un “cari ragazzi” nella quale la prof esamina come è cambiata nel tempo l’istituzione scuola, quanto oggi sia spesso «carente di originalità», poco incline ad «aprirsi alle novità». Insomma, una bacchettata agli «ampi ricettari ministeriali» a cui i docenti devono attenersi costringendoli ad un «insegnamento incellophanato».
Cacciatore è affascinata dal modello americano che propone una scuola che si esprime con la danza, il canto e il teatro, sua grande passione alimentata di studi intensi e tanto lavoro nelle scuole di periferia, tra Pescara e Città Sant’Angelo. «C’è una necessità di rinnovare l’insegnamento a scuola», è il pensiero della Cacciatore che sostiene attraverso questa «innovativa strategia educativa-didattica», l’importanza di come «l’esperienza teatrale possa contribuire fortemente allo sviluppo e al rinforzo delle capacità intellettive e critiche dell’individuo, all’arricchimento delle sue emozioni, offrendo nuove occasioni che stimolino il suo bisogno espressivo in situazioni di partecipazione e di collaborazione sociale».
Con convinzione, la “maestra Pina” crede che il teatro abbia una immensa «valenza educativa» e che sia di molto aiuto «ai bambini con disagi e difficoltà di apprendimento» che attraverso il “metodo” Cacciatore hanno «riscoperto la socialità e la relazionalità attraverso lo strumento teatrale». E sono «tanti i bambini, anche ipovedenti, che ho portato sul palco, dal Flaiano all’Aurum, che scappavano al suono della loro voce al microfono» ma che poi, una volta presa confidenza, hanno acquisito sicurezza e fiducia in se stessi.
Gli insegnanti, la scuola, è il messaggio dell’autrice del libro, abbiano il coraggio di «mettersi in gioco», di «reinventare ogni giorno».
Il teatro «stimola confronto, ricerca e sperimentazione» conclude la docente.

