«Il terrorista? È un lupo solitario»

23 Giugno 2014

Il professor Gordon illustra i suoi studi all’Università D’Annunzio

PESCARA. Tra i relatori del convegno internazionale su "Terrorismo e criminalità" organizzato il 19, 20 e 21 giugno dall'Università d'Annunzio a Pescara c'è stato anche Theodore J. Gordon, invitato dai docenti Antonio Pacinelli e Simone Di Zio del Corso di studi di sociologia e criminologia. «La collaborazione con il Millennium Project, di cui Gordon è cofondatore e ricercatore senior, è nata più di 5 anni fa» spiega Di Zio, condirettore del nodo italiano «e oggi ci si sta soffermando sul "Lone Wolf Terrorism", sui terroristi "fai da te", un argomento che Gordon ha trattato a Pescara attraverso i risultati parziali del suo studio, mentre quelli finali verranno relazionati a Israele in una conferenza organizzata dalla Nato».

Mr. Gordon, qual è l'attività del Millennium Project?

«Si tratta di un organismo globale indipendente nato 17 anni fa dall'input di United Nations University, Smithsonian Institution e The Futures Group International per creare una "intelligenza collettiva", attraverso una rete di esperti di tutto il mondo, incrementando scambi interdisciplinari al fine di fornire risposte alle sfide del nostro tempo. Contiamo 52 nodi in diversi Paesi, portiamo avanti vari progetti e curiamo "State of the Future", la pubblicazione che presenta le 15 sfide dell'umanità, sulla quale molti governi basano le proprie strategie per la prevenzione e la lotta alla criminalità».

Cos'è il Lone Wolf Terrorism?

«È il fenomeno del terrorista solitario, persone disturbate, schegge impazzite nella società spinte da motivi personali, religiosi, politici. La ricerca sull'argomento oggi tenta di capire come si muovono, come possono essere individuati e fermati, li definiamo "Single Individual Massively Destructive"».

Cosa prevede nei suoi studi?

«L'utilità di questa ricerca sta nell'affermare scientificamente che un dato evento, anche se poco probabile, potrebbe portare a conseguenze terribili, è un avvertimento rivolto a chi prende delle decisioni in termini di sicurezza pubblica. Mentre oggi si può pensare che una persona possa uccidere 30 individui, dallo studio emerge che da qui al 2080 un criminale come questo potrebbe uccidere o danneggiare fino a 10.000 persone».

Qual è il ruolo della tecnologia in tal senso?

«Da un lato aumenta le possibilità del Lone Wolf Terrorism, dall'altro lato aiuta a individuare le persone a rischio e quelle che potrebbero avere bisogno di aiuto, grazie a studi che si traducono in informazioni utili per provare a capire e magari prevenire certi fenomeni».

E qual è il ruolo delle università italiane in questi progetti?

«Non esiste una connessione con le università ma una collaborazione scientifica con alcuni professori. Per esempio con Di Zio dell'Università d'Annunzio abbiamo condiviso uno studio sugli stereotipi che ha utilizzato il network del Millennium Project per realizzare questionari (realtimedelphi.net), grazie ai quali abbiamo ricavato informazioni importanti da tutto il mondo sulla percezione della criminalità nei differenti Paesi».

Giorgio D’Orazio

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