Il tragico volo del balneatore Papa Prosciolti primario e infermiere

Cadono tutte le accuse: secondo il giudice, non ci sono colpevoli per il suicidio avvenuto tre anni fa La perizia del medico legale: «Dalle patologie del paziente non era possibile prevedere l’evento»
PESCARA. Non ci sono colpevoli per la tragica fine di Luciano Papa, 68 anni, lo storico balneatore pescarese che si gettò dalla finestra di un bagno dell’ospedale di Chieti il 13 febbraio di tre anni fa. «Il fatto non sussiste»: con questa motivazione, il giudice Luca De Ninis ha prosciolto dal reato di omicidio colposo il primario di Medicina 2 del policlinico, Ettore Porreca, e il coordinatore infermieristico dello stesso reparto, Carlo Della Pelle. Anche l’accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, aveva chiesto «il non luogo a procedere». La decisione del giudice è arrivata dopo che in aula è stato ascoltato il medico legale Cristian D’Ovidio, nella veste di perito, che ha sottolineato come – alla luce delle patologie del paziente ricoverato – non fosse in alcun modo possibile prevenire o prevedere ciò che poi sarebbe accaduto. Papa, che acquistò lo stabilimento Plinius nel 1979 portandolo avanti per 35 anni insieme al figlio Lorenzo, era molto conosciuto a Pescara anche per la sua passione infinita per lo sport: professore di educazione fisica e fondatore di una delle prime palestre, la Golden Gym di viale Bovio, è stato campione di atletica nel salto in alto, stabilendo record a livello nazionale.
LE ACCUSE CADUTE
Si chiude così un’inchiesta per la quale il pm Giancarlo Ciani aveva chiesto inizialmente l’archiviazione. Ma Lorenzo Papa si era opposto e il giudice Andrea Di Berardino aveva ordinato l’imputazione coatta. In base alle accuse, poi completamente cadute nell’udienza preliminare, gli imputati avevano «sottovalutato la rilevanza psichiatrica della sintomatologia e la storia clinica di Luciano Papa», ricoverato sei giorni prima, «non attuando un attento monitoraggio del paziente e non impedendo che si lanciasse dalla finestra». Più nel dettaglio, a fronte della richiesta di dare corso a una consulenza psichiatrica, come risulta dal certificato redatto dal servizio di neurologia, medico e infermiere – è riassunto nel capo d’imputazione – avevano «ignorato tale necessità, così da precludere anche l’attuazione di specifiche procedure di cautela». Un’accusa, anche questa, ora in archivio.
IL TERZO INDAGATO
Per il suicidio è ancora sotto inchiesta Giuseppe Mariotti, ex direttore sanitario dell’ospedale di Chieti, la cui iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta successivamente a quelle di Porreca e Della Pelle. Il giudice Enrico Colagreco, dopo la richiesta di archiviazione della procura, ha ordinato l’imputazione coatta ritenendo che Mariotti risulti «titolare di una specifica posizione di garanzia rispetto all’evento». Il medico, sempre secondo il giudice, avrebbe avuto «una chiara responsabilità ai massimi livelli della direzione organizzativa del presidio, che si estrinseca nell’obbligo di seguire il dipanarsi della gestione, per l’appunto, organizzativa del plesso, unitamente all’adozione di ogni cautela nei reparti, quale quello di Medicina, che ospita pazienti affetti da problematiche di natura psichica».
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