Il trofeo Matteotti parte nel nome di Roganti: il suo numero ai genitori

L’organizzazione ritira il 156 con cui il giovane ciclista si era iscritto E prima della partenza (ore 12.45) la consegna alla madre e al papà
PESCARA. Doveva esserci anche Simone Roganti, questa mattina alle 12.45, alla partenza del 76° Trofeo Matteotti in piazza Duca degli Abruzzi. Doveva esserci e avrebbe corso con il numero 156, perché prima che la morte lo sorprendesse la sera del 30 agosto in casa, il corridore spoltorese di 21 anni si era già iscritto al circuito tanto amato dai ciclisti abruzzesi.
È per dare peso e forma a un’assenza così dolorosa per la famiglia e per tutto il mondo sportivo, che l’organizzazione del Matteotti ha deciso di ritirare quel numero, il 156, e di consegnarlo (il dorsale e quello del telaio) incorniciato con la copia del bollettino di iscrizione alla madre e al padre di Simone che a fatica, ma con grande orgoglio, oggi saranno alla partenza del Matteotti, al posto del loro ragazzo. La cerimonia è prevista sul palco di piazza Duca degli Abruzzi quando, come anticipa il direttore generale del Matteotti Stefano Giuliani, sarà osservato un minuto di silenzio per “Rogantino”.
«Purtroppo non si può tornare indietro, non c’è soluzione a quello che è successo», commenta Giuliani, «e quindi l’unica cosa che mi sento di fare è questa, lasciare a Simone il suo numero, come se fosse in gara. Abbiamo aumentato di un numero quello degli altri atleti così che il 156 sarà ancora di Simone, che si stava preparando al suo secondo Matteotti che per tutti noi abruzzesi è quasi un Mondiale». Un’iniziativa che potrebbe proseguire anche nelle edizioni successive del Matteotti, con il 156 per sempre di Simone, in memoria di un ragazzo innamorato del ciclismo e interrotto proprio quando iniziava a raccogliere i frutti di tutti i suoi sacrifici.
Ma al di là delle manifestazioni di affetto e vicinanza, è una tragedia che i genitori Fabiano e Alessandra con tutta la famiglia stanno vivendo nel tempo presente, con la difficoltà di non sapere con certezza perché Simone è morto. Lo ribadisce a loro nome, lo zio paterno del ciclista, Federico Roganti: «Vogliamo sapere con certezza le cause di questa morte improvvisa. È emerso che è stata una patologia cardiaca congenita, ma aspettiamo di leggere la relazione finale del medico legale, con l’esito degli esami istologici, per avere un quadro più chiaro su quello che è successo e perché. E questo, non perché vogliamo puntare il dito contro qualcuno, ma affinché quello che è successo a Simone non capiti mai più. Il nostro unico obiettivo, nel cercare di capire se ci sono delle responsabilità, è solo uno: fare in modo che dopo la tragedia di Simone possano cambiare le cose. A 21 anni non si può fermare il cuore improvvisamente a un atleta professionista sottoposto di continuo a controlli. Saranno i medici, la scienza a darci una risposta su quanto è successo, ma se ci sono delle responsabilità vanno individuate affinché si cambi il modo di fare i controlli nelle società sportive almeno per i professionisti. Simone aveva avuto un infortunio, era stato investito da un’auto, tutte cose legate ai rischi di un corridore. Ma morire in casa mentre stai guardando un film sul letto, questo no, è impossibile da accettare. Resta la gratitudine per tutti coloro che ricordano Simone. Lo faremo anche noi pubblicamente con una gara, una squadra, una fondazione, vedremo: l’importante è che in nome di Simone non si ripeta mai più quello che è successo a lui e a noi».
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