Il vescovo e il caso no mask «Le regole vanno seguite»

Valentinetti dopo il caos e l’arrivo della polizia alla Madonna dei Sette dolori «Necessario chiedere aiuto alle forze dell’ordine, speriamo non si ripeta»
PESCARA. «Le regole che ci sono vanno seguite», commenta l’arcivescovo Tommaso Valentinetti dopo quanto accaduto domenica nella basilica della Madonna dei Sette Dolori, presa di mira da un gruppo no mask. Circa venti persone, che prima si sono sfilate «in maniera plateale» le mascherina (come ricostruito dalla Questura) durante la messa delle 20 e poi, fuori, hanno aggredito i poliziotti della Volante, intervenuti a seguito delle numerose chiamate arrivate al 113 dai cittadini e dal servizio di vigilanza della parrocchia. Il risultato? Un arresto e sei denunce.
Sull’episodio in sé, su cui sta indagando la Digos diretta da Dante Cosentino, Valentinetti preferisce non entrare. La speranza è che certi fatti non si ripetano mai più. «In realtà», fa presente l'arcivescovo, «all'interno delle chiese problemi non ci sono, le persone stanno seguendo tutte le regole. Sino ad ora non abbiamo ricevuto segnalazioni da parte di parroci di episodi particolari. L’unico è stato quello di domenica e speriamo che fatti del genere non debbano più accadere. Come noto, siamo chiamati a rispettare, giustamente, le norme indicate dal ministero dell’Interno in accordo con la Conferenza episcopale italiana, e che si riassumono nell’obbligo di indossare la mascherina, nella necessità di mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro e mezzo e di igienizzare i luoghi della celebrazione. Per fare questo, i parroci si stanno servendo dell’aiuto di volontari che assicurano, nei limiti delle loro possibilità, l’ingresso nelle chiese senza assembramento, e la distribuzione dei fedeli per le messe in forma statica. È chiaro che quando non si vogliono rispettare le regole e quando non bastano spiegazioni per convincere le persone ad osservarle, è necessario chiedere aiuto alle forze dell’ordine». Ed è esattamente quello che è successo domenica.
Stando a quanto ricostruito dalla polizia, si è trattato di un’azione pianificata. Un chiaro segnale «di ribellione», come ha detto il questore Liguori in conferenza stampa due giorni fa, nei confronti di chi quelle regole voleva farle rispettare. E quindi parroco in primis, a cui sono state rivolte minacce. Fra le 20 persone no mask figurano anche dei parrocchiani. E un frequentatore della basilica è proprio la persona arrestata, un 40enne pescarese. Da quanto ricostruito, nei giorni scorsi, alcuni di questi parrocchiani erano stati ripresi perché non indossavano la mascherina. E di fronte a quei richiami, la risposta sarebbe stata «te la faremo pagare». Per questo la polizia ritiene che, quella dell’altra sera sia stata non solo una protesta, ma «una spedizione punitiva». Nel gruppo, parrocchiani pescaresi, ma anche persone provenienti da fuori provincia: tutti in via di identificazione attraverso i filmati girati dentro e fuori la chiesa.

