Il vescovo riapre le chiese ma si va solo per pregare

Resta vietata la partecipazione alla messa, anche il giorno delle Palme e a Pasqua Valentinetti scrive ai sacerdoti: tocca a voi vigilare sui comportamenti dei fedeli
PESCARA. Da domenica prossima, che è la domenica delle Palme, fino al giorno di Pasqua, 12 aprile, le chiese dell'arcidiocesi di Pescara-Penne potranno rimanere aperte. Ma i sacerdoti dovranno «vigilare sulla presenza dei fedeli e sui comportamenti necessari a garantire la sicurezza», per evitare la diffusione del coronavirus. In chiesa si potrà passare solo se ci si trova sul percorso indicato nella auto-dichiarazione, cioè se si esce di casa per «comprovate esigenze lavorative o per situazione di necessità». Dopo aver chiuso tutte le chiese il 13 marzo, l’arcivescovo Tommaso Valentinetti rivolge un nuovo invito ai sacerdoti della diocesi, sulla base dei criteri fissati dal ministero dell’Interno e dalla Presidenza della Conferenza episcopale italiana. E lo fa comunicando le norme liturgiche per la settimana santa suggerite dai vescovi italiani. A causa della pandemia, tutte le cerimonie avverranno «a porte chiuse e senza popolo», ma «i sacerdoti che sono attrezzati», spiega Valentinetti, «le trasmetteranno su Facebook. Per quanto mi riguarda, Rete 8 trasmetterà i riti della settimana santa in diretta e non ci saranno sovrapposizioni con le celebrazioni del Papa». Il sacramento della Riconciliazione, ha sottolineato Valentinetti nelle sue comunicazioni ai sacerdoti, non si può «amministrare per via telefonica o in videochiamata. La Congregazione per il Culto Divino ci ha ricordato, però, come l’atto di dolore perfetto, accompagnato dall’intenzione di ricevere il sacramento della Penitenza, comporta la riconciliazione con Dio».
Quindi, non ci sarà la processione del Venerdì Santo?
No. Ma c'è la possibilità di recuperare il 14 settembre, giorno della Esaltazione della Santa Croce, se saremo fuori da questa situazione. E lo farem, se i sacerdoti saranno d’accordo. Si annuncia una Pasqua diversa, per i fedeli ma anche per chi non crede e per chi va a messa solo alle feste comandate.
Cosa dice alla sua diocesi?
Serve coraggio, quello che forse tante volte non abbiamo avuto, di fissare il nostro sguardo sul mistero della morte, che è ineluttabile e sta diventando drammatica, in questo momento. La nostra fede, che vorremmo comunicare anche a quelli che vanno a messa solo a Natale e a Pasqua e si sentono più destabilizzati degli altri, non risolve problemi umanamente ineluttabili, come la situazione che stiamo vivendo. Ma proprio la fede ci aiuta a camminare e a stare nella prova, e a guardare oltre, perché la morte non è una situazione definitiva e la sofferenza può e deve essere superata. La speranza deve albergare nei nostri cuori, e la Pasqua è uno sguardo di grande speranza e vita nuova.
Sì, ma alla speranza si alterna la paura.
Paura e angoscia sono sentimenti umanissimi, ma sono tentazioni. E se cediamo alle tentazioni, diamo spazio al maligno, che ne è padrone e vuole metterci in una situazione di divisione interiore. In questi giorni di isolamento ci può essere la tendenza ad abbattersi, anche per le difficoltà che cominciano ad avvertirsi.
Qual è il suo consiglio per andare avanti?
Bisogna avere il coraggio di seguire le norme imposte dalle autorità nazionali e locali, è fondamentale. E non ci si deve vergognare a chiedere aiuto, dal punto di vista materiale, spirituale e psicologico, perché ci sono molte persone disponibili a dare una mano al telefono o con i social, nella riservatezza. E poi dedicarsi alla famiglia e a quelle belle cose che non abbiamo potuto fare in passato, dalla lettura alla musica. Solo così riusciamo a combattere l'astenia interiore che ci mette in difficoltà.
Poi c’è l'aspetto più materiale, economico.
Molti avvertono i primi problemi. Per chi ha bisogno di aiuti alimentari, le strutture della Caritas sono attive e in azione, con il Comune e i supermercati, per garantire un servizio agile. Ma l'emergenza si sentirà anche dopo: credo che la Caritas garantirà il suo sostegno e speriamo di trovare mezzi per chi subirà danni irreparabili. Ma non si devono perdere la fiducia e la speranza perché il nostro popolo è sempre stato capace di grandi generosità. E ce la faremo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

