Il virus blocca l’adozione di un bimbo cinese da parte di una coppia di Avezzano
Due genitori in attesa di abbracciare il loro bambino, due Paesi che dialogano a fatica e il coronavirus a rendere ancora più farraginoso l'iter dell'adozione. I sentimenti di una mamma e un papà,...
Due genitori in attesa di abbracciare il loro bambino, due Paesi che dialogano a fatica e il coronavirus a rendere ancora più farraginoso l'iter dell'adozione. I sentimenti di una mamma e un papà, che da quattro anni aspettano di poter avere tra le loro braccia un bambino al quale dare amore incondizionato, sono entrati in contrasto con il virus che dalla Cina si sta propagando in tutto il mondo. Il loro percorso verso la genitorialità è iniziato nel 2016 e ora che erano a un passo dall'abbracciare il loro piccolo di 20 mesi, l'iter è bloccato a causa del coronavirus. «Il nostro percorso è iniziato quattro anni fa, con la domanda di adozione», raccontano i due professionisti marsicani, «abbiamo scelto dopo un anno l'ente internazionale a cui affidarci e come Paese la Cina. Da quel mandato è iniziata l'attesa. Abbiamo avuto tanti contatti con il tribunale, abbiamo incassato delle delusioni, delle illusioni e poi delle gioie. Ci avevano prospettato 24 mesi d'attesa, invece sono stati molti di più». A complicare tutto, il virus che ha bloccato l’iter. «Abbiamo capito che le cose si stavano prolungando a causa non solo dei rapporti tra Cina e Italia, ma anche della politica del figlio unico che è venuta meno, della forza degli Stati Uniti, che hanno avuto sempre una corsia preferenziale per l'adozione, e di altri fattori.

