Il virus contagia 262 bimbi Due gemellini in intensiva

Hanno 27 giorni, sono ricoverati a Chieti. Stanno meglio i tre piccoli di Pescara Ma il dato dei primi giorni del 2022 è choc. Il pediatra Chiarelli: «Sono a rischio»
Sono due gemellini nati da appena 27 giorni, e da ieri hanno iniziato la loro lotta contro il Covid, con l’aiuto degli operatori sanitari, nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Chieti. Nonostante le difficoltà respiratorie, le loro condizioni al momento non destano particolare preoccupazione, ma l’allarme sui possibili effetti della variante Omicron tra i più piccoli è già scattato, dopo il ricovero dei tre neonati all’ospedale di Pescara. Anche le condizioni di questi ultimi sono in netto miglioramento, ma i dati dei primi 4 giorni del 2022 sono allarmanti: già 262 i bimbi abruzzesi, da 0 a 6 anni, che hanno contratto il Covid. Di questi, 26 hanno meno di un anno.
I TRE NEONATI
DI PESCARA. Il caso dei tre neonati di Pescara, ciascuno con meno di 30 giorni di vita, aveva fatto scattare il campanello d’allarme proprio perché non si era mai registrato un ricovero in intensiva di bimbi così piccoli in Abruzzo. Il più giovane dei tre, venuto al mondo già con il Covid, era entrato in ospedale a 4 giorni dalla nascita: la madre è risultata positiva subito dopo il parto e il piccolo è stato dimesso nei giorni scorsi. Uno degli altri due respira già senza l’aiuto del ventilatore artificiale, l’altro ha ancora bisogno dell’aiuto di una cannula ma anche le sue condizioni stanno migliorando in fretta; mentre un quarto bimbo di nove mesi, ricoverato in precedenza, ha ancora una forte polmonite interstiziale.
L’IMPATTO DEL VIRUS
SUI PIÙ PICCOLI. Considerando i dati dal 1° gennaio, sono 73 i bambini di 6 anni che hanno preso il Covid, 43 i casi tra i bimbi di 5 anni, sono 36, invece, i contagiati di soli 4 anni e addirittura 47 nella fascia dei tre anni. Tra i dati choc di questo inizio 2022, spiccano anche i 33 bimbi di appena 2 anni già risultati positivi. «Non è vero che i bambini non possono ammalarsi», sottolinea il professor Francesco Chiarelli, direttore del dipartimento Materno-infantile della Asl di Chieti e professore ordinario di Pediatria all’Università D’Annunzio, «basti pensare che a Chieti, già nell’aprile del 2020, registrammo il caso di un bimbo di 1 anno e mezzo con il Covid. E poi non è vero che i bimbi non si ammalano gravemente».
Il sistema immunitario dei bambini, infatti, può essere soggetto a “Mis-C”, una sindrome infiammatoria multi sistemica innescata dal Covid che può interessare anche il cervello, oltre che il cuore e l’apparato respiratorio. Nel 45% dei casi, questa malattia riguarda la fascia tra i 5 e gli 11 anni. Secondo alcuni studi, 1 bambino su 7, affetto da Mis-C, può finire in terapia intensiva perché possono verificarsi manifestazioni cliniche severe, quali miocardite o pericardite.
LE CONSEGUENZE
DI OMICRON. «È questa la grande differenza nello sviluppo della malattia tra gli adulti e i bambini», spiega Chiarelli, «ovviamente per gli under 12 il rischio di decesso da Covid è complessivamente più basso, ma deve essere chiaro che anche i bambini possono rischiare di morire». L’allarme tra i più piccoli è dovuto anche all’altissima contagiosità della variante Omicron.
«È molto più contagiosa ma anche meno aggressiva», precisa Chiarelli, «ha una capacità di diffusione molto simile a quella del morbillo, che è uno dei virus più contagiosi ancora esistenti, ma che grazie ai vaccini è diventato sempre più raro. Si può dire che il morbillo ha un indice di contagiosità come quello della variante Omicron: si spera che anche in questo caso il vaccino riesca a fare la differenza e rendere innocuo il virus». Proprio per questo motivo il professor Chiarelli raccomanda fortemente la vaccinazione per la fascia d’età compresa tra i 5 e gli 11 anni «ma a breve dovrebbero arrivare novità anche per somministrare i sieri ai neonati», aggiunge, «perché sono in corso alcune sperimentazioni negli Stati Uniti che riguardano i bambini dai 6 mesi ai 5 anni. Al momento, però, visto che questi bimbi non possono vaccinarsi, il consiglio è comunque quello di tenere alta la guardia in famiglia perché il virus e la nuova variante Omicron possono fare danni anche a quell’età». Ma l’invito alla vaccinazione è esteso anche alle donne in gravidanza.
«I ginecologi devono incoraggiare la vaccinazione delle donne in gravidanza», conclude l’esperto Chiarelli, «da ricevere nel secondo o nel terzo trimestre dall’inizio della gravidanza. Ma anche le donne vaccinate prima del terzo mese, che magari non sapevano ancora di essere incinta, non hanno avuto nessun problema dopo la nascita dei loro bambini».

