Imbarazzo nel Pd, la difesa arriva dalla Lega

11 Luglio 2020

Le reazioni agli arresti: “no comment” dei consiglieri comunali, l’attacco di Rifondazione comunista

PESCARA. Un autentico terremoto sta scuotendo i vertici locali del Partito democratico. La bufera giudiziaria che si è abbattuta su alcuni dei nomi più in vista dei dem si ripercuote inevitabilmente su tutto il gruppo consiliare di opposizione, in fibrillazione dopo aver incassato l’autosospensione dal partito dei tre politici indagati e sottoposti ai domiciliari.
Traspare imbarazzo, ma anche confusione e smarrimento dietro il silenzio stampa nel quale si sono trincerati i consiglieri di minoranza. È soprattutto il coinvolgimento dell’ex assessore ai Grandi eventi Giacomo Cuzzi, oggi capogruppo del Pd in consiglio comunale, a imporre una riflessione e un probabile ripensamento dei ruoli politici in seno all’assise civica, anche in vista del primo consiglio comunale dopo la notifica delle misure cautelari, in calendario giovedì prossimo. Ma pesa anche il ruolo di Moreno Di Pietrantonio, oggi primo dei non eletti in consiglio comunale ma soprattutto presidente dell’assemblea provinciale del Pd, fresco di nomina avvenuta appena una manciata di giorni fa, il 27 giugno scorso, al termine di un congresso tenutosi a Villa de Riseis. Le uniche parole, all’insegna di una generica «fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine» sono arrivate giovedì attraverso una nota firmata dal Pd provinciale. Auspicandosi «che possano essere chiariti gli addebiti» è stato evidenziato come «i coinvolti ci abbiano tempestivamente comunicato la loro sospensione dal Pd, a massima tutela della nostra comunità politica».
Una posizione paradossalmente più garantista è stata invece espressa pubblicamente da alcuni esponenti di spicco del centrodestra. Il consigliere comunale e regionale della Lega Vincenzo D’Incecco sul proprio profilo Facebook ha scritto: «Ogni provvedimento giudiziario, a destra o a sinistra che sia, è una brutta notizia ed a mio avviso non si commenta mai fino al suo epilogo». «Le battaglie politiche», prosegue il post, «si affrontano nelle aule della democrazia, nelle piazze e nelle strade facendo banchetti e volantinaggi, nelle campagne elettorali, nelle Tv e sui social. Questa è la politica che mi piace. Il resto è ben altra cosa». E mentre il sindaco Carlo Masci ha preferito non commentare la vicenda, un altro leghista, Anthony Aliano, consigliere comunale di Montesilvano, ha invece affidato ai social questa riflessione: «Auspico con sincero sentimento che la giustizia faccia chiarezza sulla vicenda giudiziaria che oggi ha colpito persone che conosco personalmente e sulla cui moralità non ho, con tutta franchezza, mai avuto modo di dubitare. Ho sempre creduto nella giustizia, nell’operato della magistratura e continuerò a crederci, da uomo, da avvocato, da amministratore pubblico. Al di là della cultura politica, ciò che non deve mai dividere è il comune senso di fiducia che gli uomini devono riporre nel prossimo».
Di tutt’altro tenore la dichiarazione di Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, che parla di un «diffuso malcostume, in un clima di clientelismo e di corruzione sistemica che denunciamo da anni e che in Abruzzo ci hanno visto spesso scontrarci col Pd e alla fine separare le nostre strade». Il Movimento 5 stelle si dice invece «terrorizzato dal no comment del primo cittadino». «Come se il modus operandi», aggiunge, «emerso dalle intercettazioni non sortisse nemmeno l’effetto di indignare».
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