Impennata di casi: 632 in Abruzzo Mai così negli ultimi dieci mesi

23 Dicembre 2021

Stuppia: «La variante Delta ci sta mettendo in ginocchio». E Omicron è ormai in tutte le province

Abruzzo messo sotto scacco dalle due varianti del virus.
Quella di ieri è stata innanzitutto la giornata della massima manifestazione di forza della variante Delta: 632 contagi in un giorno, un numero che durante il 2021 è stato superato soltanto dai 653 casi del 25 febbraio scorso, quando però la variante proveniente dall’India non c’era ancora, mentre la campagna di vaccinazione era solo all’inizio.
Ma quella di ieri è stata anche la giornata dell’ennesima avanzata della variante Omicron: registrati, infatti, i primi quattro casi sospetti nella provincia di Teramo, l’unica in cui finora non si era manifestata la nuova forma proveniente dal Sudafrica che sta facendo paura al mondo. La più colpita resta la provincia di Chieti, dove si parla ormai del 15% dei tamponi positivi infettati dalla Omicron.
«La nuova variante sta facendo ora capolino, ma è la Delta che ci sta mettendo in ginocchio»: così riassume la situazione Liborio Stuppia, direttore del laboratorio di Genetica molecolare dell’Università d’Annunzio che analizza i tamponi del Chietino e del Pescarese e che ha scovato il primo caso Omicron.
IL COLPO DI CODA
DELLA DELTA
Il destino della variante Delta sembra ormai segnato: lascerà probabilmente il dominio del territorio alla nuova variante Omicron, che è più contagiosa. Ma ieri la Delta ha comunque manifestato tutta la sua forza, con un colpo di coda che ha fatto contare in Abruzzo il dato più alto da quando è presente in regione, cioè dall’inizio dell’estate scorsa.
Sono 632 i nuovi contagi segnalati ieri dal bollettino regionale. Si tratta del secondo dato più alto del 2021, inferiore solo a quello del 25 febbraio scorso con una ventina di casi in più. Allora le vittime di giornata furono 17, mentre i ricoverati erano 609 in area medica e 78 in terapia intensiva.
Ieri, invece, il tragico bilancio delle vittime delle complicanze del Covid è cresciuto di tre unità: si tratta di un 72enne di Chieti, una 77enne di Casoli e una 99enne di Caramanico. I ricoverati sono invece 125 in area medica e 16 in terapia intensiva, in entrambi i casi in leggero calo.
I 632 nuovi casi, evidenziati da quasi il 10% dei 6.524 tamponi molecolari eseguiti nelle 24 precedenti, portano il totale degli attualmente positivi in Abruzzo stabilmente sopra la quota 7mila: 7.343 per la precisione, al netto dei 359 nuovi guariti.
Il 25 febbraio erano invece oltre 12mila.
la MAPPA
DEL CONTAGIO
Dei 632 contagi, un terzo è stato registrato nella provincia di Teramo: ben 213. Staccato l’Aquilano con 145 nuovi casi (la maggior parte nella Marsica) e il Pescarese con 141. Ultimo il Chietino, in controtendenza rispetto ai giorni precedenti: 122 i contagi. Tra le città, è invece Pescara quella con più casi di giornata da segnalare: 58. A seguire, ancora una volta, c’è Roseto degli Abruzzi con 41 casi, più di Teramo che invece ne ha registrati 33. Al quarto posto la città dell’Aquila con 27, poi Vasto con 25. Sono 19, invece, i casi di giornata ad Avezzano (19) e 18 per Giulianova, stesso numero per Carsoli, tanti in rapporto alla popolazione. Sono invece 15 i casi in 24 ore delle città di Chieti e di Montesilvano, seguite con 10 contagi da Atri, Lanciano, Silvi e Sulmona. Dieci, invece, i casi a Bellante.
L’AVANZATA DI OMICRON
Nello stesso giorno in cui la Delta esplodeva con il suo record di casi, colpendo principalmente il Teramano, la Omicron ha raggiunto per la prima volta la provincia più a nord della regione. Sono quattro i casi sospetti trovati dai laboratori della Asl e girati all’Istituto Zooprofilattico di Teramo diretto da Nicola D’Alterio, i cui laboratori hanno ora il compito di procedere con il sequenziamento genetico per confermare i casi. Insieme ai quattro teramani, l’Izs sequenzierà anche i casi sospetti dell’Aquilano, che nel frattempo sono diventati sei. Il laboratorio universitario guidato dal genetista Stuppia, invece, sta ancora sequenziando i casi sospetti emersi nel Chietino e nel Pescarese, dove ormai il conto ufficiale sembra essersi perso. È stato lo stesso Stuppia a parlare nei giorni scorsi di “decine di casi” e di una percentuale di Omicron intorno al 15% dei nuovi tamponi positivi del Chietino. È della stessa provincia l’unico caso ufficializzato di Omicron in Abruzzo, quello confermato una settimana fa. Nel Pescarese i casi sospetti sarebbero invece solo poche unità.
LE POSSIBILI CONTROMISURE
L’Abruzzo non è ancora a rischio zona gialla. Anche se l’incidenza settimanale dei contagi ogni centomila abitanti è ben oltre il limite (216 sul limite di 50), i tassi di occupazione dei posti letto in ospedale mantengono la regione in zona bianca.
I pazienti in area medica sono infatti 125, cioè 73 in meno del numero, 198, che porterebbe l’Abruzzo a raggiungere la soglia limite del 15%. I pazienti in terapia intensiva sono invece 16, cioè due in meno di 18, che significherebbe il raggiungimento della soglia limite del 10%.
Se non dal passaggio in zona gialla, possibili restrizioni potrebbero invece arrivare dal Governo. Oggi si riunirà infatti la cabina di regia convocata dal premier Mario Draghi che, sulla base dei dati del boom di contagi e dell’avanzata di Omicron, dovrà decidere se e quali misure anti-diffusione del contagio introdurre durante il clou delle feste natalizie e di fine anno. Sembra tramontata l’ipotesi del coprifuoco, mentre restano ancora in auge altre quattro ipotesi. Una è la riduzione della validità del Green pass per i vaccinati dagli attuali nove mesi a sei o sette. La seconda è l’obbligo di mascherina anche all'aperto, che sembra trovare ampio consenso, anche da parte di Comuni e Regioni che già hanno deciso autonomamente di imporre ai propri cittadini. La terza ipotesi è invece l’obbligo vaccinale per tutti o per altre categorie professionali oltre a quelle a cui la terza dose è stata giù imposta, come ad esempio quelli a contatto con il pubblico. La quarta ipotesi è l’obbligo del tampone anche per i vaccinati per accedere a feste, discoteche, grandi eventi come quelli previsti a Capodanno. Un’ipotesi, questa, che però non sembra piacere alle Regioni.
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