Imprenditore ricatta un’azienda: nei guai per tentata estorsione

Voleva vendere a una ditta produttrice di collirio una sostanza chimica risultata contaminata E il pm Di Giovanni ha chiesto il processo per il 50enne accusato anche di tentata frode in commercio
PESCARA. Tentata estorsione e tentata frode nell'esercizio del commercio sono i due reati che la procura di Pescara (pm Andrea Di Giovanni) contesta al titolare di una ditta che voleva a tutti costi vendere a una società specializzata nella produzione di collirio, una partita di sostanza chimica «oggetto di probabile contaminazione e pertanto eventualmente pericolosa per l’incolumità personale»: quella sostanza poteva dimostrarsi dannosa per chi avesse assunto gocce di quel collirio.
La richiesta di processo riguarda G.D.G. 50 anni, residente in un piccolo centro del Pescarese e titolare di una società che opera nella stessa provincia di Pescara, che voleva liberarsi a ogni costo di quel prodotto (che deteneva, a detta della procura, per un quantitativo complessivo di circa 1.000 chilogrammi), denominato perfluorohexyloctan: sostanza che voleva vendere al prezzo di 175 euro per litro. Ma dove sta quindi la tentata estorsione, visto che il legale rappresentante della società produttrice del collirio, una importante azienda nota a livello internazionale e che opera all’estero, si era rifiutato di acquistare quella sostanza chimica sospettata di essere pericolosa? Nel fatto che, in precedenza, quella stessa società aveva già utilizzato quel prodotto per confezionare i propri colliri. Da qui la tentata estorsione a carico dell’imputato che avrebbe minacciato l’azienda produttrice del collirio di vendere la sostanza a terzi, «facendo attribuire poi alla citata azienda, le responsabilità per i possibili danni/lesioni causate dall’uso di collirio prodotto con essa», scrive il pm nel capo di imputazione, «e di informare le autorità farmaceutiche prospettando un grave danno reputazionale per la ditta».
A quel punto è scattata la denuncia che ha dato il via alle indagini da parte della magistratura di Pescara che si sono concluse con la richiesta di processo avanzata dal pm. L’imputato deve rispondere anche di un secondo reato che è quello di frode nell’esercizio del commercio, «in quanto offriva in vendita», scrive ancora Di Giovanni, «ad una generalità di possibili acquirenti su sito internet ed alla suddetta società farmaceutica, prodotto chimico utilizzato per la preparazione di colliri, contenente impurità e/o affetto da contaminazione, pertanto diverso per qualità rispetto a quello pubblicizzato e inutilizzabile per impieghi farmaceutici».
Un reato che sarebbe stato commesso in un arco temporale che va da luglio 2019 a dicembre dello stesso anno. Il 25 ottobre è prevista la prima udienza davanti al gup Fabrizio Cingolani che dovrà esaminare il delicato caso ed eventualmente decidere per il rinvio o meno a giudizio dell'imputato.

