In 300 con le fiaccole per Marina e Ludovica

7 Giugno 2018

Corteo dai Colli a piazza Salotto per ricordare madre e figlia uccise il 20 maggio e le altre vittime della violenza sulle donne

PESCARA. «Gli uomini non cambiano», ripete una canzone famosa di Mia Martini. Ed è su quelle note e con quelle parole che ieri pomeriggio ha preso il via la fiaccolata in ricordo di Marina Angrilli e della figlia Ludovica, uccise il 20 maggio dal capofamiglia, Fausto Filippone, che poi si è suicidato lanciandosi da un viadotto della A14. Una fiaccolata organizzata dall’associazione Genitori Leonardo, presieduta da Lara Cacciagrano, anche per dire no alla violenza sulle donne, un tema che ha già scosso più volte l’Abruzzo anche per l’omicidio di Jennifer Sterlecchini e Monia Di Domenico, uccise rispettivamente dall’ex fidanzato e dall’inquilino moroso.
In 300 circa hanno sfilato dalla sede del liceo Da Vinci di via Colle Marino, dove insegnava Marina Angrilli, fino a piazza Salotto. In prima fila, nel corteo ma anche in piazza, il fratello di Marina, Francesco, e sua figlia Claudia, circondati dai rappresentanti delle istituzioni e delle diverse associazioni che hanno aderito alla manifestazione, ma anche da chi conosceva l’insegnante di italiano e latino e la sua bimba di dieci anni. C’erano Comune, Provincia e Regione, l’Associazione italiana genitori (Age), Noi per la famiglia, Rotary Club Pescara Ovest d’Annunzio, Fidapa, Pescara Club donne biancazzurre, Movimento per la Vita, Iside, e i vertici delle commissioni pari opportunità, prima tra tutte quella regionale, con la presidente Gemma Andreini.
E’ un no corale alla violenza quello pronunciato ieri. Il primo è arrivato dall’assessore regionale Marinella Sclocco che ha voluto esserci non solo come rappresentante di una istituzione ma anche «come donna e collega di Monia» (avevano frequentato lo stesso corso). E ha voluto rappresentare la comunità, perché «quando una donna viene uccisa ferisce a morte tutti». Di fronte ai femminicidi si fanno strada «paura e rabbia». Ma alla scia di sangue che accomuna i femminicidi, Sclocco risponde aggrappandosi alla fiaccola. «Significa credere che c’è ancora luce e speranza. E ognuno di noi deve fare in modo che le fiaccole siano luce. Non deleghiamo a nessuno questo compito» e il primo passo da compiere è «parlare ai figli, ai vicini, agli studenti», a chiunque. Un altro messaggio è arrivato dalla Sclocco sulla possibilità che c’è, è concreta, di «gestire frustrazione, rabbia e paura. E poi, quando si ha bisogno, si deve chiedere aiuto».
«Dobbiamo impegnarci in prima persona perché la vera rivoluzione è cominciare a comportarci meglio nelle nostre case», ha detto Oscar Buonamano, vice presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo. «Va combattuta la condizione di arretratezza del nostro paese» e una strada da seguire potrebbe essere «far leggere a scuola i libri sulle donne e studiare la storia del femminismo». «Ricordare tutti i giorni le donne uccise»: questo è l’imperativo per Annarita Frullini, medico psicoterapeuta, che porterà «nel cuore» Marina e Ludovica e ha citato anche Alessandro Neri tra chi è morto senza un perché e non va dimenticato, nonostante la «tirannia dell’oblio». Con la morte di madre e figlia si è conclusa «una simulazione andata avanti per mesi» e non serve «cercare di capire cosa abbia scatenato tutto» anche perché la violenza «non cambia» se arriva dalla mano di chi è malato o di chi non lo è.
«I ragazzi devono imparare a rispettare le donne», si è augurata Carola Profeta (Noi per la famiglia) e si deve «puntare il dito contro il male», ha aggiunto, mentre Annarita D’Urbano (Iside) ha chiesto a chiunque sa di parlare. «Quando sapete che una donna è vittima dovete parlare, non girarvi. Altrimenti siete complici».
Il dolore non si attenua col tempo. Ne hanno parlato Fabiola, madre di Jennifer, e Barbara, migliore amica di Monia, che si stanno «battendo per la certezza della pena» e chiedono «l’ergastolo per questi assassini, senza gli sconti di pena che consente il rito abbreviato» (sono state raccolte 30mila firme). Tra due giorni, sabato, Monia avrebbe compiuto gli anni e per l’occasione la famiglia e gli amici saranno a Villa de Riseis per inaugurare una panchina azzurra (alle 18.30).
Per Francesco Angrilli la «sensibilità» dimostrata con la fiaccolata «è di conforto», in questo momento di «profondo dolore». E’ vero, ha detto rifacendosi alla Frullini, quella domenica «è finita una simulazione». E lui continua a «rimuginare continuamente su come e perché» si sia consumata una «tragedia atroce» di questa portata.
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