In aumento le truffe telefoniche La polizia: ecco come difendersi

22 Ottobre 2020

Scatta l’allarme dopo il caso della 36enne derubata di tutti i risparmi da un finto addetto delle Poste I consigli degli investigatori: «Non fornite mai il vostro nome utente e la password su mail o cellulare»

PESCARA. Dopo la truffa subìta da una pescarese, contattata telefonicamente da un finto operatore delle Poste, la polizia postale e delle comunicazioni diffonde alcune informazioni utili ai cittadini, visto che episodi di questo genere - che passano attraverso messaggi e telefonate - sembrano sempre più frequenti. La dirigente Elisabetta Narciso e Gianluca De Donato si rifanno proprio all'episodio della 36enne a cui è stato svuotato il conto corrente, e invitano a mantenere dei comportamenti di assoluta diffidenza e anche prudenza nei confronti di chi si presenta con un sms o una telefonata, nuovi "strumenti" truffaldini che hanno soppiantato il phishing, molto diffuso in passato. La donna pescarese che si è vista sfilare oltre duemila euro dal conto ha ricevuto infatti prima un sms e poi una telefonata, con l'invito a seguire una procedura dall’applicazione delle Poste presente sul suo telefonino. Le è stato spiegato che andavano realizzate delle modifiche, finalizzate a evitare clonazioni, dopodiché è stata invitata a digitare dei codici. Ha inserito username e password e ha seguito le istruzioni, essendo convinta di parlare davvero con un operatore delle Poste, anche perché la chiamata arrivava proprio dal numero verde riservato ai clienti delle Poste. Sembrava tutto regolare, ma non lo era affatto. «Le grandi aziende», fanno presente Narciso e De Donato, «non contattano mai i clienti da un numero verde, che invece è riservato ai clienti per consentire loro di chiamare le aziende. Per promuovere delle modifiche sui servizi, le realtà più affermate non seguono procedure telefoniche e non usano il sistema di messaggistica contenente dei link», ma lo fanno i truffatori per carpire informazioni riservate. «Al contrario, i clienti vengono invitati a raggiungere un ufficio», dicono sempre dalla Polpost. Il consiglio è di «non fornire a nessuno il proprio nome utente e la propria password», tanto più che le aziende non chiedono mai questi dati riservati. E bisogna evitare di «seguire delle procedure guidate», come è avvenuto alle 36enne nei giorni scorsi. «Se qualcuno dovesse contattarvi», suggeriscono ai cittadini dalla polizia postale, «abbandonate il canale che è stato usato», che può essere una mail, un messaggio o una telefonata, «e rivolgetevi voi stessi» all'azienda, alla banca o alla società di servizi con chi avete a che fare, seguendo le procedure standard. Tutto questo perché i truffatori sono sempre più esperti, usano tecniche via via più affinate per cui sono in grado - ricorrendo a servizi assolutamente legali, in vendita sulla 'rete' - di inviare una marea di sms e di fare telefonate facendo comparire un numero o un nome del chiamante fittizio, come è accaduto alla pescarese che pensava di parlare con il numero verde delle Poste. Con questo sistema i truffatori prendono di mira in contemporanea un numero altissimo di persone: e qualcuno, anche più di qualcuno, finisce nella trappola. Ma non tutto è perduto perché le operazioni per prelevare i soldi dei risparmiatori, ad esempio, «lasciano delle tracce» e la polizia postale può recuperarle per arrivare ai responsabili.