«In casa è impossibile dormire, vogliamo il diritto alla serenità»

PESCARA. Federico Di Filippo è il presidente del comitato Tranquillamente Battisti. C’è anche lui tra i 68 residenti che hanno fatto causa al Comune per il rumore della movida con una richiesta...
PESCARA. Federico Di Filippo è il presidente del comitato Tranquillamente Battisti. C’è anche lui tra i 68 residenti che hanno fatto causa al Comune per il rumore della movida con una richiesta complessiva da 2,2 milioni di euro di risarcimento danni.
Ha letto la sentenza della Corte di Cassazione sulla movida a Brescia?
«Una sentenza che cristallizza un principio già noto: il diritto alla salute è incomprimibile rispetto agli interessi economici».
Lei e gli altri residenti lo ribadite da tempo: per voi, non è una sorpresa quindi?
«Ci sono state anche altre sentenze che hanno messo nero su bianco questa verità. Se sei costretto a vivere in una casa in cui non si può parlare, non si può ascoltare la televisione, non si può dormire è evidente che il diritto alla salute e il diritto al godimento della proprietà privata sono compressi. Nel nostro caso, non ci interessa il risarcimento economico: vogliamo che siano riconosciuti il diritto alla salute e il diritto di godere della proprietà privata e, poi, che venga disposto l’obbligo di fare. Su questo, la Cassazione ha detto chiaramente che il Comune di Brescia deve provvedere: a noi interessa proprio questo e cioè risolvere il problema».
Anche il Tar di Pescara si è espresso recentemente e ha bocciato un ricorso degli operatori della movida sulla riduzione dei tavolini all’aperto imposta dal Comune: cosa dice al riguardo?
«Anche quella sentenza ribadisce il fatto che il Comune deve far rispettare i regolamenti e tutelare la salute rispetto all’economia».
Com’è vivere al centro della movida pescarese?
«Non è una situazione estemporanea ma si riscontra da ormai 7 anni. Le nostre case si sono deprezzate oltre la media e questo l’abbiamo verificato con atti di compravendita ed è un danno ingente; poi c’è il problema della vivibilità perché è difficile riposare la notte per il rumore antropico e per la musica e, durante il fine settimana, il problema è ancora più avvertito; e ancora, sotto i nostri palazzi, ci sono occupazioni abusive, scarsi parcheggi e scene di degrado».
E il Comune?
«Il Comune si sta dotando degli strumenti per agire ma di concreto non c’è niente».
Il Piano di risanamento acustico è stato approvato tra le polemiche ma non è entrato ancora in vigore e ci vorranno mesi: cosa ne pensa?
«Se il Piano di risanamento acustico non è ancora definitivo, ci sono altri strumenti per agire a fronte di una situazione contingibile e urgente che arreca danni ai cittadini: si possono fare ordinanze come è stato fatto nei mesi scorsi per corso Manthonè. Il Comune non può aspettare: deve fare azioni immediate a tutela dei cittadini».
Si aspettava che il Piano acustico sarebbe stato approvato tra le polemiche, con un muro contro muro interno al centrodestra?
«Sapevano bene che ci sarebbero state resistenze: si potrebbero riscontrare interessi particolari di soggetti politici e, se fossimo bravi a leggere le posizioni prese dai partiti della maggioranza, ci si renderebbe conto che al loro interno potrebbero esserci persone in conflitto di interessi rispetto al provvedimento adottato. Diciamo che si è confuso l’obbligo di agire con la discrezionalità politica: la legge è chiara e obbliga a fare. Comunque oggi mancano i controlli amministrativi su occupazioni di suolo pubblico e musica. La polizia municipale non ha il turno notturno e stacca alle ore 22: si verifica quello che noi residenti chiamiamo effetto over night».
E cos’è?
«Se una persona sa che di notte non ci sono controlli, allora, magari parcheggia liberamente in divieto di sosta. Così potrebbe accadere anche in altri ambiti: insomma, è come se fosse tutto consentito».
La causa che avete intentato al Comune è in corso: cosa vi aspettate dalla sentenza?
«Che siano riconosciuti i nostri diritti, a partire da vivere serenamente nelle nostre case. È lo stesso diritto che hanno gli imprenditori della movida e gli amministratori del Comune quando tornano a casa loro».(p.l.)

