In centinaia contro le sentenze Così L’Aquila difende le vittime

31 Luglio 2024

Sit-in e corteo di fronte al palazzo di giustizia. Annunciata raccolta di fondi per coprire le spese legali Il sindaco Biondi incontra «per approfondimenti» il pm D’Avolio (Anm) che si è schierata con i giudici

L’AQUILA. C’è un prima e c’è un dopo. Il prima va dal 30 marzo al 6 aprile del 2009. Il dopo, un eterno presente che dura da 15 anni, rinnovandosi di sentenza in sentenza. Centinaia di aquilani sono quindi scesi ieri in piazza, davanti al palazzo di giustizia, contro ciò che i giudici della Corte d’Appello hanno da poco sentenziato circa la condotta delle vittime negando il risarcimento ai familiari – condannati al pagamento delle spese legali – rialimentando dolore e indignazione e allungando quel dopo di cui, a oggi, non si riesce a vedere la fine.
le voci della protesta
A prendere la parola i parenti di alcuni dei ragazzi rimasti sotto le macerie, che, stando alle sentenze, avrebbero concorso, con la loro condotta, alla loro stessa fine, tra chi aveva un esame universitario il giorno dopo e chi invece si era semplicemente fidato delle rassicurazioni circolanti in quel breve lasso del prima. Per non parlare di chi si è fidato del famoso «buon bicchiere di Montepulciano» contro la paura di uno sciame sismico che, anziché scaricarsi per gradi, si stava in realtà caricando a molla. E proprio dalle rassicurazioni diffuse in quegli stessi giorni si è partiti ieri, quando è stata riascoltata, a beneficio di tutti, l’ormai nota intercettazione dell’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che si raccomandava di «zittire qualsiasi imbecille, e placare illazioni e preoccupazioni. Meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai quella che fa male». Poi gli interventi di Vincenzo Vittorini, che ha rivendicato la libertà di «commentare le sentenze, specie quelle “incommentabili”. Negare dignità alle vittime è un qualcosa di abominevole, contro cui combatteremo sempre», ha assicurato. «Ci troviamo costretti a farci sentire di fronte a operazioni che tentano di mettere una coperta su tutto quello che è successo» commenta invece suo figlio Federico. «Noi dobbiamo fare esattamente il contrario, scoprire tutto ciò che altrimenti resterebbe coperto. Il fine di questa manifestazione», aggiunge, «è quello di risvegliare le coscienze affinché quello che è successo a noi non succeda ad altri». Quindi le parole di Sergio Bianchi, che ha riletto al microfono il passaggio della sentenza che definisce «colposa» la condotta di suo figlio Nicola, definito freddamente «il Bianchi».
la raccolta fondi
Poi è stato il turno di Giorgio Paravano, presidente dell’Aquila per la vita, che ha annunciato una raccolta fondi a copertura delle spese legali richieste ai familiari delle vittime. Nei prossimi giorni sarà diffuso un Iban sul quale chiunque potrà fare una donazione libera. Iniziativa, questa, che si somma a quelle della politica, con la capogruppo dell’Aquila coraggiosa, Simona Giannangeli, che ha ribadito l’impegno di portare in consiglio comunale, il 5 agosto, l’ordine del giorno finalizzato a mettere mano al bilancio per coprire le spese processuali. E quello del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che s’impegnerà allo stesso scopo in Regione. Quindi un pensiero di Stefania Pezzopane: «Sono vicina a queste famiglie perché, dopo il crollo delle case, ora devono sopportare anche il crollo dello Stato, che assolve sé stesso». Fino all’intervento di Eleonora, romana, ma aquilana d’adozione, giunta nel capoluogo, per motivi di studio, il 5 aprile 2009 e sopravvissuta nonostante le rassicurazioni, prese per buone da chi non aveva cognizione di cosa fare quando si è sotto uno sciame sismico.
BIONDI E FINA
Nelle stesse ore è intervenuto il sindaco Pierluigi Biondi, che in una nota ha dichiarato di aver «chiesto di approfondire» la questione spese legali con la presidente Anm Abruzzo Roberta D’Avolio, pm nel processo Grandi rischi, che aveva difeso le sentenze e i colleghi magistrati parlando di «travisamento». «Continuerò a chiedere ai colleghi di votare la legge depositata in Senato per il riconoscimento del danno ai familiari», ha dichiarato il senatore Pd Michele Fina.
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