In fuga dalla guerra con due bimbi «La terza figlia nascerà a Pescara»

9 Marzo 2022

Il viaggio della speranza di Nataliya fino in Abruzzo, incinta all’ottavo mese e con due piccoli con sè Ad aspettarla, la sorella, in città da 15 anni: hanno raggiunto la frontiera ungherese a piedi, nel terrore

PESCARA. Nataliya è già mamma di due bambini di 7 e 8 anni ed è fuggita dalle bombe per far nascere la sua piccola Anna a Pescara. Ora può realizzare il suo sogno la 37enne casalinga di Vynohradiv, 700 chilometri da Kiev, giunta ai primi di marzo in città con i suoi due piccoli, un maschio e una femmina, e un’altra in grembo da 8 mesi. È ospite della sorella Nadia Biba, badante da15 anni in città, sposata con un pescarese e un figlio di 30 anni lontano.
Nadia traduce per Natalya che «è ancora scossa, piange, è triste per aver lasciato il marito», imprenditore agricolo, solo a difendere la sua casa e la patria, «ma è felice di essere in salvo con i bimbi». Le due sorelle si fanno forza a vicenda, colpite da una tragedia inaspettata per tutti. Piangono, ridono, cercano di trovare un perché a una guerra che sta separando le famiglie: le donne e i bambini in fuga, gli uomini soli a imbracciare il fucile per difendere casa e territorio.
«Nataliya è andata via da casa con poche cose e ha raggiunto la frontiera ungherese a piedi», rivela Nadia che in Ucraina ha lasciato altri 5 tra fratelli (uno è militare) e sorelle, 3 nipoti e il resto dei familiari, «col pancione di 8 mesi si è trascinata per oltre un chilometro, valigia e figli. Fortuna che la frontiera non era lontana da casa. Ma ha avuto molta paura in quei momenti. Temeva lo scoppio di una bomba o che qualcosa potesse andare storto. Oltre la frontiera c’era una macchina ad attenderla, ha viaggiato per 1700 chilometri prima di arrivare qui. All’ospedale di Pescara è stata subito visitata, tutti sono stati meravigliosi con lei. Mia sorella desiderava che Anna nascesse in questa città, in un posto sicuro, lontano dalle bombe e dagli orrori della guerra. E ogni giorno ringraziamo i pescaresi che ci accolgono con affetto».
«Lì, da noi la situazione peggiora di giorno in giorno e siamo molto preoccupati per le famiglie che abbiamo lasciato», prosegue Nadia, «per ora non siamo stati bombardati, ma tutto può accadere da un momento all’altro. La casa di Nataliya è protetta dal marito che è rimasto a combattere come tutti gli altri uomini. Vynohradiv è ancora sicura, ma manca il cibo e i negozi sono chiusi. Gli altri miei fratelli, con figli, mogli e mariti, per ora non vogliono andare via per non dividersi. Ma se le condizioni peggioreranno, saranno costretti anche loro a fuggire. Vogliamo la pace e non la dittatura, vogliamo essere liberi», dichiara Nadia che guarda la tv e legge i social per tenersi informata. «Questa guerra è stata programmata da mesi. Anche nella nostra città i russi hanno affittato degli appartamenti, e ci si sono insediati da tempo per studiare il territorio e valutare gli obiettivi strategici da colpire». Adesso la famiglia Biba guarda al futuro e attende il giorno, non lontano, della nascita della piccola Anna. Manca circa un mese. «Siamo tanto felici per questa bambina che sarà per metà pescarese e per metà ucraina. Questa guerra ha diviso le famiglie e ucciso i bambini, ma la parte bella», riflette Nadia con la sorella Nataliya che già conosceva Pescara perché negli anni passati è venuta in vacanza, «è che le famiglie si ricongiungono. Fa male al cuore sapere che, però, altre persone non saranno così fortunate».