In liquidazione la società Nicolaj I giudici: debiti per oltre 6 milioni

19 Agosto 2024

A dare il via al procedimento, un ex dipendente e un professionista che non erano stati pagati E dalle indagini sono emerse ipoteche sul patrimonio immobiliare e sospensione delle attività

PESCARA. I giudici del tribunale fallimentare di Pescara (presidente Elio Bongrazio, giudice estensore Federica Colantonio e Tiziana Marganella), firmano la messa in liquidazione di una delle storiche società pescaresi: la Nicolaj srl, i cui soci di riferimento sono Luca Nicolaj e suo figlio Galileo.
Una decisione che arriva a seguito di due specifiche richieste avanzate da un ex dipendente che lamentava ripetuti mancati pagamenti di mensilità dovute, e quella di un professionista che non aveva ricevuto il compenso per la sua prestazione. In totale circa 100mila euro che potrebbero sembrare una cifra irrisoria per una società che negli anni passati ha realizzato opere importanti per la pubblica amministrazione in ambito edile, idraulico, marittimo e portuale, ma che ha assunto una dimensione diversa quando i giudici, a seguito delle notizie fornite dai creditori, hanno approfondito la situazione economico-patrimoniale della società.
«L’esame dei bilanci d’esercizio in atti (da 2020 al 2023) evidenzia», scrive il tribunale, «come la società sia in perenne perdita e presenti una situazione debitoria superiore a 6 milioni di euro». Nel provvedimento i giudici prendono in esame anche quanto contenuto nell’ultimo verbale di assemblea del 30 giugno 2024, relativo all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2023.
«Si dà atto», affermano, «del sostanziale blocco dell’attività caratteristica dell’impresa, dovuto alla sospensione dalle attività generalizzata sia nelle opere pubbliche sia nelle opere marittime a causa della pandemia da Covid 19». Viene evidenziato anche il fatto che il patrimonio immobiliare risulta gravato da ipoteche volontarie e giudiziali, facendo presente i debiti verso l’Agenzia delle Entrate pari a circa 2 milioni e 700 mila euro. «È da escludere il ricorrere di un fenomeno di occasionale inadempienza, dovendosi per contro desumere dagli elementi sinora evidenziati, il sussistere di uno stato di definitiva incapacità dell’impresa di fare fronte regolarmente alle proprie obbligazioni. La circostanza stessa che la debitrice abbia proposto, a fronte di un credito riconosciuto al lavoratore, un pagamento rateizzato, è indice non di solvibilità bensì di insolvenza, rendendo manifesto che la società non può far fronte alle proprie obbligazioni secondo criteri di normalità».
Il tribunale fa anche un passaggio sulle vicende giudiziarie penali che hanno coinvolto negli anni passati la società anche se con esito positivo per la stessa. «Ritenuto, quanto infine all’affermazione secondo cui l’impossibilità di adempiere sarebbe dipesa non dalla volontà della società debitrice, ma dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto, ingiustamente, amministratori e soci, è sufficiente replicare che ai fini dell'accertamento dello stato di insolvenza, consistente nell’incapacità di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, è irrilevante ogni indagine sull’imputabilità o meno all’imprenditore medesimo delle cause del dissesto, ovvero sulla loro riferibilità a rapporti estranei all'impresa».
Il tribunale ha quindi nominato giudice delegato Federica Colantonio e curatore Stefano Sajeva e dato mano libera al curatore per l’apposizione di eventuali sigilli su tutti i beni mobili.