In otto sotto accusa: il 21 gennaio prima udienza preliminare

27 Novembre 2019

PESCARA. Il prossimo 21 gennaio si terrà la prima udienza preliminare per lo scandalo mense, quello che riguarda la maxi intossicazione alimentare da Campylobacter, batterio presente in alcune delle...

PESCARA. Il prossimo 21 gennaio si terrà la prima udienza preliminare per lo scandalo mense, quello che riguarda la maxi intossicazione alimentare da Campylobacter, batterio presente in alcune delle caciotte somministrate durante i pasti, che interessò circa 220 bambini che consumarono quel prodotto incriminato nelle mense scolastiche di Pescara nel maggio 2018. Il pm Anna Benigni, titolare dell'inchiesta, aveva firmato la richiesta di processo nel luglio scorso, individuando anche ben 113 parti offese, e ora sarà il gup a decidere sull'eventuale rinvio a giudizio dei protagonisti. Gli imputati sono quattro rappresentanti della Cir Food (una delle società che in associazione con Bioristoro si aggiudicò la gara da 17 milioni di euro per le mense pescaresi) e quattro delle due ditte produttrici di formaggi coinvolte. Christian Savini e sua madre Maria Luisa Di Nicola della "Savini & Di Nicola" di Vicoli, e Angelo ed Eleonora Leone, titolari del caseificio "Leone" di Sulmona. Insieme a loro figurano il procuratore speciale della Cir, Marcello Capuzzi, che firmò i contratti di appalto; Massimo Merenda, direttore acquisti; Anna Flisi, responsabile dei sistemi di certificazione; Fabrizio Gazzo, il super controllore degli alimenti. Un caso che ebbe una grossa risonanza mediatica per la gravità della vicenda che interessò tante famiglie e soprattutto perché oltre 100 bambini furono costretti al ricovero in ospedale. Per arrivare a confezionare la richiesta di processo c'è voluto un grosso lavoro della procura e dei carabinieri forestali e dei Nas che portarono avanti le complesse indagini. Gli inquirenti furono costretti a effettuare un percorso inverso per arrivare a individuare chi aveva messo in commercio quelle caciotte, responsabili, come accertò l'Istituto Zooprofilattico di Teramo, della maxi intossicazione alimentare. Questo perché nessuno sapeva dell'esistenza del caseificio Leone che non figurava nella lista ufficiale dei fornitori di prodotti delle due aziende che gestivano le mense.
A fare da tramite tra la Cir e i Leone era Savini, interlocutore della Cir per quanto riguardava i formaggi, che però non aveva la strumentazione idonea per pastorizzare il latte, requisito imprescindibile imposto dal capitolato di gara, e così si rivolse ai Leone. Capuzzi e Merenda, insieme a Savini e Di Nicola, devono rispondere di frode nelle pubbliche forniture per aver appunto violato il capitolato di gara che prevedeva che tutti i prodotti caseari fossero lavorati con latte pastorizzato e non a crudo; Gazzo, Flisi e i due del caseificio Leone, invece, devono rispondere di commercio di alimenti nocivi e di lesioni personali.
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