«In quella gara c’è la storia di Pescara...»

Un libro di Santuccione e Smoglica racconta i primi anni dell’epopea: quanti eroi in quegli inizi
PESCARA. Domani sarà il giorno della presentazione del libro “Il circuito di Pescara”, un mix di storia, reperti, fotografie e aneddoti, raccolti e messi insieme da Francesco Santuccione, scrittore e giornalista freelance già corrispondente dall' Abruzzo per Autosprint, e Paolo Smoglica, anch' egli scrittore e, per anni, giornalista del Centro. I due autori parlano del loro libro in questa intervista a due voci.
Quando nasce l' idea del libro? «E' una storia particolare, lunga più o meno 11 anni. Tanto è passato da quando io e l' amico Francesco abbiamo ultimato l' opera. Ormai non speravamo più nella pubblicazione. Invece siamo stati contattati il 14 agosto scorso e da li è stato un susseguirsi di appuntamenti, una corsa contro il tempo. Posso dire che siamo rimasti sorpresi anche noi».
Cosa raccontate nel libro? «Nel libro è contenuto quasi un secolo di storia della nostra città», risponde Santuccione, «una storia fatta di motori, ma non solo. La Coppa Acerbo e lo sviluppo urbano sono andati di pari passo. Si può dire che questa è stata una corsa che ha fatto la città».
Che cos'era la Coppa Acerbo? «A quei tempi, parliamo degli anni '20», prosegue Santuccione, «avevamo uomini in grado di pensare in grande come D'Amico, Amedeo Pomilio, tanto per citarne alcuni. Tra loro c' era anche il barone De Sterlich, grande appassionato di motori, uno dei primi grandi campioni nelle cronoscalate. Senza dubbio la competizione deve molto alla sua persona».
Smoglica, com' era possibile organizzare una manifestazione così importante in una città che doveva ancora nascere? «Pensi che le prime rotte aeree Pescara-Roma entrarono in servizio proprio per consentire l'afflusso del pubblico. All'epoca, più che una stazione vi era uno scalo. I treni che dal meridione andavano verso Milano si fermavano in piazza Duca per far scendere gli appassionati che intendevano seguire la corsa. Sono stati dei pionieri e l' hanno fatto in grande stile».
Nel libro si narra della gara del 1924 al 1939. Perché? «E’ un primo volume», szpiega Smoglica, «al quale io e Francesco contiamo di dare un seguito. Abbiamo diviso il racconto in pre e post conflitto mondiale. La gara fu sospesa per otto anni durante la guerra. Il prossimo racconterà la seconda parte di storia fino all' epilogo nel 1961».
Dell’aspetto tecnico della gara cosa raccontate? « Senza dubbio», risponde Santuccione, «i primi anni, quelli che vanno dal '24 al '39, sono stati quelli di maggior splendore. I piloti erano dei temerari, salivano sprezzanti del pericolo su vetture che sfrecciavano a 300 e più km/h. Non c'erano mica i sistemi di sicurezza che vediamo oggi. Ferrari è stato il primo vincitore con la sua Alfa, ma l'apice è stato toccato all' inizio degli anni '30 con l' ascesa dei tedeschi. In quegli anni il duello era sempre tra due grandi case: Auto Union e Mercedes. Ferrari deve molto al circuito pescarese. La sua vittoria nella prima edizione ha segnato per lui l' inizio di una carriera vincente. Ha partecipato da pilota, da gestore e da proprietario di scuderia. Grazie alle sue amicizie politiche, riuscì a far disputare l' edizione del 1961, l' ultima. Fu la gara decisiva per l' assegnazione alla sua scuderia del titolo marche».
Ci sono molte leggende intorno alle notti che precedevano le corse. «Il cuore della manifestazione è sempre stato l' hotel Esplanade», dice Smoglica. «L'orchestra intratteneva gli ospiti accompagnandoli fino alle prime luci del mattino. Altri tempi». (a.d.s.)
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