In Rianimazione l’80% è no vax I medici: «Negano anche le cure»

16 Gennaio 2022

L’appello di Rosamaria Zocaro e Antonella Frattari, responsabili di Terapia intensiva e Unità Covid: «Arrivano tardi al ricovero o rifiutano la ventilazione, fin dove possibile noi assistiamo tutti i pazienti»

PESCARA. Da due anni sono in trincea per salvare le vite di chi lotta contro il Covid. Ore e ore in corsia, guardando il terrore negli occhi dei pazienti che temono per la loro vita e dei familiari che hanno paura di perdere i loro cari. Ma oggi devono fare i conti con un nemico in più. Quello di avere tra le mani la vita di chi non si fida di loro e della scienza, con casi estremi di coloro che oltre a negare l'utilità dei vaccini, mettono in discussione quella delle cure. Una situazione che sta portando anche «all’usura psicologica degli anestesisti-rianimatori, determinando un nuovo tipo di burnout, legato alla negazione del proprio ruolo e della propria competenza», spiegano Rosamaria Zocaro, direttore Uoc Terapia Intensiva della Asl di Pescara e Antonella Frattari, responsabile Uos Rianimazione (Covid).
Dottoresse, quanti sono i no Vax ricoverati a Pescara?
«Attualmente nella nostra terapia intensiva Covid sono ricoverati 15 malati, di cui solo 2 vaccinati, di età compresa tra 47 e 73 anni; qualcuno di loro ha l’ipertensione arteriosa, ma il principale fattore di rischio è rappresentato dal sovrappeso corporeo».
Quali difficoltà incontrate?
«Ormai nelle terapie intensive oltre l’80 per cento dei pazienti sono non vaccinati. “Ma cosa mi fa? Ma perché? Non lo voglio”: diffidenza e opposizione nei confronti dei medici sono ciò che domina il loro atteggiamento già dal momento del ricovero. Spesso e volentieri arrivano anche tardivamente al ricovero, convinti dell’inutilità degli strumenti farmacologici ora disponibili contro il Covid. Questo ha delle conseguenze, anche pesanti, sulla nostra psicologia. È frustrante non riuscire a convincere una persona del fatto che sta facendo una scelta sbagliata. Pensare di doverlo perdere quando sai che potresti intervenire. E dalla frustrazione, talora, potrebbero nascere in noi medici atteggiamenti di “rifiuto del rifiuto”. Ma noi rianimatori non dobbiamo giudicare, dobbiamo assistere tutti i pazienti, perché il nostro compito fondamentale, di cui siamo davvero fieri, è di garantire cure uguali per tutti».
Nel resto d’Italia ci sono stati casi di persone morte perché hanno rifiutato di farsi intubare. Ci sono stati episodi simili a Pescara?
«Per fortuna no. Ci sono capitate sinora tre opposizioni all’intubazione, ma nessuna si è concretizzata. Questo perché, in tutti i modi possibili, cerchiamo di convincerli, di capire cosa li spaventa, parliamo a quella paura. Spieghiamo quali sarebbero le conseguenze. Proviamo a riguadagnare la loro fiducia. Chiediamo ai familiari di aiutarci. Quando riusciamo ad approcciarci umanamente, la maggior parte capisce di potersi fidare, molti si dicono pentiti e vogliono salvarsi. Non era mai capitato prima di ricoverare in terapia intensiva persone che, sapendo che stavano andando verso un arresto cardiaco, rifiutassero la ventilazione meccanica. Abbiamo un numero inferiore di ricoverati Covid rispetto ad un anno fa, ma con un disagio più grande. E a fronte di tutto ciò, non sono diminuiti i ricoveri in terapia intensiva non Covid, politraumi, ictus, sepsi, pazienti pediatrici e postchirurgici. Sedici posti occupati su 16 disponibili, una vera tragedia».
I familiari come si approcciano a queste situazioni?
«Alcuni hanno paura che noi medici possiamo essere indotti dall’atteggiamento dei loro congiunti a non curarli. In genere ci chiedono di fare tutto il possibile, anche se alcuni mostrano sentimenti di sfiducia e aggressività. Per noi è un gran dolore. La collega psicologa che colloquia con le famiglie in queste situazioni ci ha fatto notare come vi siano frequenti emozionalità diverse».
La Siaarti, la società scientifica di riferimento per gli anestesisti-rianimatori, vi ha dato indicazioni su come comportarsi con questi pazienti. Quali?
«Nel documento del 31 dicembre 2021, “Pandemia e rifiuto dei trattamenti di supporto vitale”, ci ha richiamato alla necessità di uno sforzo per motivare per tempo i nostri pazienti, “con la massima attenzione e rispetto, in modo chiaro, veritiero e documentato”, ma anche “con ragionevole insistenza”. Nell’invitarci a non cedere “al rifiuto ripetuto e ostinato del paziente”, ci spinge a non abbandonarlo mai».
C’è un appello che vorreste fare come categoria?
«Sì. Pur nel rispetto della vostra autonomia, vi vorremo aiutare, fin dove possiamo. Di Covid si muore, non dateci anche il peso di vedere vite che si spengono per un’assurda visione distorta della realtà. Oltre al nostro appello, vorremmo esprimere un doveroso ringraziamento a tutti i medici, gli infermieri e Oss che, rinunciando a ferie e riposi, stanno facendo in modo che non siano interrotte le cure ospedaliere ai pazienti non Covid, mantenendo in essere a Pescara, senza riduzioni, l’attività chirurgica, ambulatoriale e in generale tutta l’assistenza per le altre patologie, cercando di non penalizzare ulteriormente chi è in lista d’attesa».
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