«In Siria per motivi umanitari: non sono mai stato un terrorista»

27 Gennaio 2022

Il giovane accusato di aver fatto parte di organizzazioni vicine ad Al Qaeda si difende in Corte d’Assise Dal carcere di Ferrara interviene in video conferenza davanti ai giudici: «Mi pento di essere andato là»

LORETO APRUTINO. «Non mi riconosco nelle accuse che mi vengono fatte. Non ho mai partecipato alla guerra, non ho mai fatto parte di organizzazioni terroristiche».
Fa dichiarazioni spontanee, il foreign fighter abruzzese (originario di Loreto Aprutino) Stefano Costantini, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Chieti che lo stanno giudicando per attività terroristica svolta in Siria. L’udienza di ieri è stata riservata soltanto alle dichiarazioni spontanee che il giovane imputato (24 anni) ha voluto rendere in video conferenza dal carcere di Ferrara, dove è attualmente detenuto. «Prima di partire», ha continuato Costantini che viene assistito dal suo legale di fiducia, Massimo Solari, «la Siria mi era stata descritta come un luogo benedetto, in cui poter vivere tranquillamente da musulmano e poter stare con mia moglie che fino a quel momento abitava in Germania, a circa mille chilometri da San Gallo, dove abitavo io». E l’imputato continua a parlare ai giudici, delineando quella che è sempre stata la sua linea difensiva: «In Siria ho collaborato con organizzazioni umanitarie e ho aiutato la popolazione distribuendo cibo, indumenti e materiale ospedaliero».
Costantini (che venne arrestato dopo un’operazione congiunta tra la Digos di Pescara e la polizia turca), è accusato di aver partecipato, dal 2015, all'associazione terroristica di matrice islamica Jahbat Al Nusra, ritenuta una costola di Al Qaeda in Siria, dove avrebbe fatto parte integrante dell’associazione terroristica, arruolandosi per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e appoggiando, sempre stando a quanto sostiene l’accusa, le finalità belliche in territorio siriano contro lo stesso stato sovrano della Siria e contro le milizie curde. Versione che Costantini, nato in Svizzera, ma originario di Loreto dove risiede tutta la sua famiglia, convertito all’Islam quando era ancora minorenne, ha sempre negato.
Ieri ha poi voluto precisare anche il significato di quella foto diventata punto di forza dell’accusa, che lo ritrae con un fucile mitragliatore kalashikov in braccio. «La foto con il fucile», ha spiegato, «è stata fatta poco dopo il mio arrivo in Siria per inviarla ai miei amici in Svizzera, ma come scherzo. Il fucile non era mio, ma lì molti hanno in casa un fucile per difesa. Subito dopo aver fatto quella foto, mi sono pentito di averla fatta perché fa schifo, ma quando l’ho fatta ero un ragazzino che non aveva neanche 18 anni». E poi ha proseguito spiegando cosa faceva in quel Paese. «In Siria ho anche insegnato pugilato e sport in una palestra e in una scuola; prendevo qualche commissione nella vendita di auto e per l’affitto di case. Ma soprattutto i soldi me li inviava la mia famiglia attraverso Western Union, tramite la Turchia. La maggior parte del tempo lo passavo comunque con mia moglie Sevil e i miei figli: a casa, al parco, allo zoo o a mangiare un gelato». E ai giudici ha fatto anche un quadro della situazione di quel Paese.
«Mi pento di essere andato in Siria perché ho provocato sofferenza alla mia famiglia e non ho potuto aiutare la gente del posto come avevo immaginato. In Siria c’è povertà e hanno bisogno di tutto. La guerra ha portato solo distruzione e non serve a risolvere niente. Su facebook riportavo solo notizie della situazione in Siria e in altri paesi, riprendendo articoli di stampa, anche contro la guerra. Sono sempre stato una brava persona. Mi ispiravo a Mohammed Alì e ai suoi ideali di pace. Non sono capace di fare del male a nessuno». Costantini ha anche precisato che a portarlo in Siria fu il suo amico di allora, Alperen Altindas, che organizzò tutto: «Mi diceva che era un bellissimo posto e che lui c’era stato già due volte per aiutare la popolazione, con associazioni umanitarie». La prossima udienza, riservata alla discussione e alla sentenza, è stata fissata al 23 febbraio prossimo.
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