In tilt strade, energia, trasporti Ora l’Abruzzo chiede i danni

29 Gennaio 2017

Firmate dalla Regione due richieste di stato di calamità per arrivare ai risarcimenti Difficile fare una stima, anche perché in molte zone l’emergenza è ancora in corso

PESCARA. I tre residenti di Roccacaramanico, Federico Ippoliti, Sarah Gregg, Bruno Petriccione, sono ancora isolati. La strada che porta a Sant'Eufemia è impraticabile per la neve. Per fortuna è tornata l’elettricità. E il sindaco ha revocato l’ordine di evacuazione per rischio valanghe firmato diligentemente dopo un allarmato bollettino Meteomont. Un ordine destinato comunque a restare sulla carta. Perché, scrivono al Centro i tre residenti del borgo montano, la prefettura non concede ancora i mezzi per liberare la strada. Roccacaramanico, nel piccolo, riproduce la deriva meteo-amministrativa vissuta da centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi in questo infernale gennaio 2017 segnato da terremoti e maltempo.

Quindici giorni di follia e di dolore che hanno bloccato il sistema nervoso della regione:strade, trasporti, linee di distribuzione dell’acqua e dell’elettricità, comunicazioni telefoniche, sistema produttivo, scuole, uffici, ospedali (ai quali vano aggiunti turbine e spazzaneve indisponibili o in panne per mancata manutenzione). Enormi i danni all’economia delle imprese e delle famiglie. Oggi sono difficilmente valutabili, ma andranno calcolati. Perché qualcuno alla fine dovrà pagare.

Nei giorni scorsi dagli uffici della Regione Abruzzo sono partite due richieste di calamità naturale, che apriranno a una serie infinita di istanze di risarcimenti. La prima richiesta, di ordine regionale per accelerare l’iter, è stata firmata l’11 gennaio scorso dopo le prime forti nevicate sulla costa e sull’area pedemontana che avevano provocato i primi black out della rete elettrica, la rottura di centinaia di contatori dell’acqua per ghiaccio, la chiusura dell’aeroporto di Pescara per 24 ore, il blocco della produzione nell’area industriale della Val di Sangro (Sevel e Honda avevano fermato le linee per mancanza di energia), il blocco del transito dei mezzi pesanti sulle autostrade abruzzesi, la chiusura di arterie importanti per il turismo come la statale 17 tra Sulmona a Roccaraso. La seconda richiesta di stato di calamità, questa volta nazionale, rivolta dunque a Palazzo Chigi, è stata firmata dalla giunta regionale dopo la seconda ondata di maltempo iniziata il 14 (con un picco di 200mila utenze elettriche disalimentate per giorni), e conclusa nel peggiore dei modi con la slavina sull’hotel Rigopiano. Tra la prima e la seconda richiesta sono arrivati i rimborsi legati a due precedenti dichiarazioni di stato di calamità, dichiarati nel 2013 e 2015, per le alluvioni e la neve che hanno interessato 117 comuni. In totale 27 milioni di euro. Segnatevi le date, perché bisognerà avere molta pazienza e tenacia per vedere i soldi. Una raccomandazione che riguarda soprattutto le piccole e piccolissime imprese che hanno subito danni. Dovranno avere risorse proprie e buoni rapporti con le banche per resistere ai tempi lunghi della pubblica amministrazione. La maggior parte dei rimborsi arriverà infatti da lì: dalla Regione, dallo Stato centrale, dall’Unione europea. Mentre a Province e Comuni (assieme ad Anas) toccherà rimettere a posto le strade (con quanta fatica per questi enti finanziariamente disastrati). E a Enel rimborsare in bolletta i clienti rimasti più di 8 ore senza energia.

Nel frattempo funziona, e bene, la catena della solidarietà. Ma quella è merce che da queste parti non manca mai.

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