In trappola la banda del rame: 25 arresti tra Puglia, Marche e Abruzzo

Accusati di associazione per delinquere finalizzata al furto di "oro rosso" sono romeni specializzati in colpi ad aziende, infrastrutture e cimiteri. Ricostruita la filiera del crimine, con due società di smaltimento rifiuti della provincia di Chieti coinvolte. Dieci ricercati si sono resi irreperibili
PESCARA. Una vasta operazione dei carabinieri di Pescara ha sgominato un agguerrito gruppo autore di furti di rame. I provvedimenti cautelari emessi dalla Procura di Pescara sono scaturiti a seguito di complesse indagini avviate nel mese di febbraio 2005 e condotte anche con intercettazioni telefoniche e video ambientali, che hanno permesso di individuare i responsabili dei furti commessi ai danni di aziende, di abitazioni e talvolta di infrastrutture con danni a volte ben oltre il valore di quanto asportato. Le operazioni hanno riguardato Abruzzo, Puglia e Marche. Ricostruita l'intera filiera criminale: dalla consumazione del furto il rame veniva ricettato attraverso due società di smaltimento rifiuti che, dopo averlo trattato, lo reimmettevano in commercio. Insieme agli arresti, con 25 ordinanze cautelari, sono scattati anche i sequestri di beni: sigilli a capannoni e oltre 25 mezzi tra auto, rimorchi e autotreni. Arrestate in flagranza di reato 18 persone, mentre asportavano vari quantitativi di rame e sono state sequestrate oltre 30 tonnellate di "oro rosso".
Venticinque, in tutto, le misure di custodia cautelare, 23 delle quali in carcere, emesse nei confronti di soggetti italiani e romeni indagati per i reati di ricettazione ed associazione per delinquere. Quindici le persone rintracciate nell'ambito dell'operazione, denominata 'Red Coffeè, mentre le altre dieci si sono allontanate; è stata richiesta l'internazionalizzazione del provvedimento. Oltre cento i carabinieri impegnati, delle province di Pescara, Chieti, Teramo, Foggia, Ascoli Piceno e Pesaro. L'indagine ha preso il via a febbraio del 2015. Attraverso una complessa attività, anche con l'ausilio di intercettazioni telefoniche e video-ambientali, i Carabinieri della Compagnia di Pescara hanno accertato l'esistenza di una ramificata struttura criminale costituita da cinque diverse 'batteriè di ladri, tutti romeni, autori di furti in aziende ed abitazioni, in numerosi comuni di Abruzzo, Marche e Molise. Alcune decine gli episodi ricostruiti. Il materiale rubato - come hanno spiegato in conferenza stampa il comandante provinciale dei Carabinieri di Pescara, colonnello Paolo Piccinelli, il capitano della locale Compagnia, Claudio Scarponi, ed il tenente Antonio Di Dalmazi - veniva poi trattato da un gruppo di italiani, punto di collegamento tra le diverse bande, che si occupavano della ricettazione, della trasformazione e del riciclaggio, attraverso due società di smaltimento di rifiuti, nel Chietino, che, per mezzo di un 'mulinò, polverizzavano il metallo e lo reimmettevano illecitamente sul mercato. Prima di finire nelle due ditte la merce veniva stoccata in un capannone, sempre nel Chietino. A giugno l'intervento dei Carabinieri nelle ditte, nell'ambito di un blitz condotto insieme ai militari del Noe. Più di 30, nel complesso, le tonnellate di rame recuperato durante l'indagine, per un valore di circa 200mila euro, oltre ai danni commessi ad aziende e infrastrutture, spesso ben superiori al valore della refurtiva. In un caso, ad esempio, sono stati rubati cinque chilometri di cavi dell'alta tensione, vicino Casoli (Chieti), e in un altro sono state portate via le grondaie del cimitero, ad Ortona dei Marsi (L'Aquila). Nel corso delle indagini 18 persone sono state arrestate in flagranza di reato, riducendo drasticamente i furti di rame sul territorio, tanto che il capo dell'organizzazione ha incitato i 'superstitì a commettere nuovi reati, aumentando il prezzo di acquisto. Contestualmente agli arresti il gip del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, su richiesta del pm Andrea Papalia, ha emesso anche un decreto di sequestro dei capannoni e di 27 mezzi tra automobili, camion e rimorchi intestati alle due società, per un valore totale di circa ottocentomila euro.

