In un libro le sofferenze e i sogni dei detenuti

10 Maggio 2017

PESCARA. «L'istituto penitenziario è un mondo dove il tempo assume una sua valenza relativa, scorre in maniera "diversa": entrare in carcere significa entrare temporalmente in una dimensione dal...

PESCARA. «L'istituto penitenziario è un mondo dove il tempo assume una sua valenza relativa, scorre in maniera "diversa": entrare in carcere significa entrare temporalmente in una dimensione dal ritmo irreale, dove tutto avviene con ritmi e cadenze diversi da quelli cui si è abituati a vivere». Si intitola "Detenuto libero" (Edizioni Tracce) il libro del pescarese Antonio Giammarino, studioso e fotografo professionista, da anni impegnato in molteplici attività culturali, didattiche e sociali nelle scuole e nelle carceri. Giammarino, uno dei più grandi collezionisti di macchine fotografiche d’epoca, racconta la propria esperienza di insegnante di fotografia nei penitenziari abruzzesi. L'autore fa rivivere le giornate dei detenuti e la loro "voglia di mondo" che si concretizza nelle più svariate maniere: «C'era chi voleva un interlocutore con il quale creare un dialogo di scambio e arricchimento reciproco, altri volevano un amico la cui visita avrebbe in qualche modo alleggerito per quei pochi attimi la monotonia della reclusione; altri ancora, forse, speravano di ingannare la realtà fingendo di vivere una vita normale, in cui si ricevono visite di amici e si svolgono attività di svago come poteva essere, in quel contesto, il corso di fotografia». Il libro mette a nudo ansie, sofferenze, sogni di libertà, ma racconta anche l'esperienza «da detenuto, libero e contemporaneamente recluso» di chi possiede «l'arte di scrutare il mondo attraverso un obiettivo» e nutre l'anima con le «infinite emozioni» trasmesse da una foto. Giammarino «testimonia la passione per l'uomo in difficoltà che si trova ristretto», scrivono nella prefazione Maria Rosaria Parruti e Francesca Del Villano Aceto, magistrati di sorveglianza, «e il desiderio di porre un ponte tra il momento detentivo e la realtà esterna, realizzando iniziative e donando la propria creatività e il proprio tempo a tal fine. Colpisce la sensibilità dell'autore nel cogliere l'importanza dell'interscambio tra il mondo del carcere e la società civile ai fini della riabilitazione e del reinserimento sociale dei detenuti». Il libro, che sarà presentato sabato in carcere, è arricchito dagli interventi di Giuseppina Ruggero, direttrice del carcere di Chieti, e Franco Pettinelli, direttore del San Donato. "Detenuto libero" coglie attraverso l'obiettivo «i sogni, i desideri e le emozioni che non sempre le parole riescono a trasmettere» e di creare «un ponte tra i detenuti e la realtà esterna», aiutando il lettore a «superare le barriere che attanagliano le nostre menti» e a spiccare il volo «al di là del muro».
Marianna Ventura