In un mese accolti 1.170 profughi La metà è al sicuro negli alberghi

23 Marzo 2022

Il centro di Porta Nuova smista l’80% degli ucraini arrivati in Abruzzo: sono soprattutto donne e bimbi In 520 sono stati ospitati negli hotel. La Protezione civile offre passaggi per raggiungere i familiari

PESCARA. Sono 1.170 i profughi ucraini di passaggio in città dall'inizio della guerra tra Ucraina e Russia (24 febbraio) e censiti dalla polizia municipale e dalla prefettura nel centro di accoglienza di Porta Nuova. Di questi, 520, fino a ieri pomeriggio, hanno trovato alloggio nei sei alberghi tra Pescara, Montesilvano e Città Sant'Angelo, convenzionati con il coordinamento provinciale dell'emergenza, che fa capo al Comune di Pescara. Altri 23 sono stati dirottati al Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di Penne dove oggi ve ne saranno trasferiti altri 17, prelevati dagli hotel rivieraschi (Amico, Antagos, Maja, Promenade, Holiday, City, Excelsior) che hanno dato disponibilità all'accoglienza. Altri ancora vengono convogliati, da giorni, in alcune strutture alberghiere di Teramo. I trasferimenti dei profughi avvengono attraverso il servizio di Protezione civile quando non utilizzano mezzi pubblici, gratuiti per cinque giorni, per raggiungere le abitazioni di parenti o amici, sparse sul territorio. Ieri, fino alle 14, registrate sette persone che hanno trovato ospitalità dai familiari. Al centro di accoglienza di Porta Nuova, che coordina il movimento dei profughi a livello provinciale, è di passaggio l'80% degli arrivi nella regione Abruzzo. Sono prevalentemente donne e bambini, accompagnati da nonne e zie, i gruppi di rifugiati che si fermano a Porta Nuova per ottenere i permessi di soggiorno e i certificati sanitari, rilasciati da questura e Asl, e per rifocillarsi con panini, merendine, patatine, snack al cioccolato, latte e caffè, preparati ogni giorno dagli operatori della Caritas diocesana. Due giorni fa, alle mamme in transito sono state donate diverse buste di abiti nuovi (ancora con l'etichetta attaccata) e scarpine per neonati consegnate da Umberto D'Albenzio di Volontari senza Frontiere. Tante le storie di disperazione che si intrecciano tra loro, tanti i volti disfatti dalla fatica del viaggio, sopraffatti dalle incognite del futuro. Stanislav e Nelia, ultrasessantenni. Lei ha un taccuino in mano con i nomi e i numeri di telefono di conoscenti pescaresi, scritti a mano. «Li abbiamo chiamati tutti ma nessuno ci risponde» dicono, frastornati. Chiedono aiuto alla traduttrice Tania che li mette in contatto con Vittorio Molinari, che coordina un comitato solidale “Help Ukraine” di 150 professionisti pescaresi che stanno mettendo il loro tempo al servizio delle popolazioni stremate dalla guerra. Attraverso un visit card in ucraino «chiediamo loro di cosa hanno bisogno», spiega Molinari, «può essere un carrozzino o beni di prima necessità». Raccontano, Elvia Di Blasio e Mirko Agresta, volontari di Modavi Spoltore-Castellamare, che «il dolore è tutto negli occhi delle mamme che ci ringraziano per l'accoglienza, non chiedono nulla, hanno tanta dignità». Il compito della Protezione civile è anche quello di rassicurare gli animi terrorizzati: «I loro sguardi si alzano verso il soffitto ogni volta che passa un treno. Il rumore li fa tremare di paura, dobbiamo tranquillizzarli con i gesti e far capire loro che è tutto a posto, che qui sono al sicuro». Ieri il coordinamento del servizio di Protezione civile era affidato al tenente colonnello Donatella Di Persio.