Inchiesta sanità, il pm: a processo tutti gli imputati dei due filoni

Dopo la morte di Vincenzo Marinelli e i patteggiamenti già incardinati sono 19 i nomi coinvolti Tra questi, l’ex manager Asl Ciamponi, il presidente del consiglio regionale Sospiri e Bocchino (Lega)
PESCARA. È iniziata ieri e proseguirà oggi la discussione dei primi due filoni di inchiesta sullo scandalo della sanità: sulle attività dell’imprenditore Vincenzo Marinelli, venuto a mancare giovedì scorso all’età di 88 anni. La decisione del gup, Fabrizio Cingolani, arriverà però soltanto il prossimo 13 novembre, quando interverranno gli ultimi avvocati difensori.
Con la morte del principale imputato (per il quale è stato chiesto il non luogo a procedere per morte del reo), e dopo i patteggiamenti già incardinati (che hanno cioè avuto il consenso del pm, e che riguardano Graziano Canonico, Pasquale Sentenza, Roberto Del Castello, Anna Maria Sismondo e Alessandro Salvati), in totale sono 19 gli imputati che potrebbero andare a processo nei due filoni, salvo decisioni diverse che assumerà il giudice (a questi andranno poi aggiunte nove società come persone giuridiche).
I primi due filoni d'inchiesta (in totale sono quattro) sono finiti davanti a Cingolani (dopo la ricusazione del gup Giovanni de Rensis, titolare del primo filone) che non li ha voluti riunire, almeno fino a ieri quando, anche se solo per la discussione, lo ha sostanzialmente fatto, lasciando discutere il pm Andrea Di Giovanni su entrambi i filoni. La pubblica accusa ha comunque svolto il suo compito chiedendo il rinvio a giudizio per tutti gli imputati, naturalmente ad eccezione di quelli che avevano già formalizzato le richieste di patteggiamento.
Ieri è intervenuto il difensore dell'ex direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi (che figura nel secondo filone), per il quale il suo legale, Massimo Galasso, ha chiesto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. «Si contestano a Ciamponi alcune dazioni da parte di Vicenzo Marinelli», ha commentato il difensore, «ma io mi sono limitato a far presente al giudice che questo processo nasce da una serie di intercettazioni telefoniche. Le prove sono solo queste intercettazioni che però non riguardano il mio assistito: riguardano altre persone, a lui estranee, che raccontano cose. Sembrerebbe più una corruzione parlata che una corruzione effettivamente concretizzatasi».
Il non luogo a procedere è stato chiesto anche dal professor Vittorio Manes, l’avvocato delle due figlie di Marinelli, Silvia e Cristiana. «Confidiamo», ha detto a fine udienza il legale, «di aver dato elementi al giudice per collocare nella giusta posizione quelli che sono i protagonisti della vicenda, quelli che sono semplici comprimari e le comparse o magari semplici spettatori della vicenda stessa. Credo che il ruolo delle figlie di Marinelli sia estremamente periferico in tutta questa vicenda: gestiscono e conducono imprese autonome da più di dieci anni, che hanno una posizione distinta e distante da quelle del padre. Confidiamo», conclude l'avvocato Manes, «che questo loro ruolo, del tutto marginale, possa essere riconosciuto nel corso dell’udienza e del processo». D’altronde a fornire l’assist al difensore era stato lo stesso pm quando in discussione aveva sottolineato di non aver chiesto a suo tempo le misure anche per le due figlie dell’imprenditore, in quanto non potevano decidere da sole, ma facevano quello che disponeva il padre. Oggi sono previsti altri interventi di difensori e fra questi i legali dell’attuale presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, e dell’ex consigliera Sabrina Bocchino, attuale vice segretaria della Lega Abruzzo.
I due procedimenti riguardano una serie di appalti milionari della Asl pescarese (costituita parte civile) che Marinelli avrebbe pilotato in favore delle società che rappresentava, distribuendo a politici, dirigenti Asl, funzionari e via dicendo, utilità di ogni genere, nonché finanziamenti illeciti.
Le accuse principali riguardano la turbata libertà degli incanti, corruzione ed evasione fiscale, per creare fondi neri per elargire appunto tangenti e regali.

