Inchiesta Soget, 250 dipendenti a rischio

Sindacati contro l’eventualità di tagliare il servizio di riscossione dopo le polemiche sul file dei politici
PESCARA. Dicono di non temere i risvolti giudiziari dell’inchiesta Soget sui 36 milioni di crediti inesigibili del Comune, ma di essere preoccupati per il futuro occupazionale dei circa 250 dipendenti «totalmente estranei ai fatti contestati».
Se il vortice di polemiche che ha coinvolto la società che riscuote i tributi per conto del 70 per cento dei comuni abruzzesi dovesse convincere i sindaci a internalizzare il servizio e sciogliere l’azienda, i sindacati (nella foto) fanno notare che «si tratterebbe solo di tagliare una voce in bilancio, ma rinunciando a un servizio che funziona e che raggiunge punte del 90 per cento».
In base ai dati diffusi in un incontro ieri mattina in viale Benedetto Croce con i rappresentanti di Ficams-Cgil Lucio Cipollini, Fisascat-Cisl Davide Frigelli e Uiltucs-Uil Mario Miccoli, nel 2012 a Pescara è stato incassato il 90 per cento degli importi di tasse municipali, multe e affitti delle case popolari. La percentuale media, dal 2000 a oggi, è pari all’85 per cento, mentre per gli altri Comuni della regione si oscilla tra l’82 e l’89 per cento. «Non siamo un’azienda improduttiva», rimarca Cipollini, «abbiamo numeri più alti della media nazionale. È stato fatto passare il messaggio che il dissesto del Comune di Pescara è legato al fatto che la Soget non fa il suo lavoro, ma non è assolutamente così. L’evasione maggiore è sulle sanzioni emesse per infrazioni al codice della strada, ma quello è fisiologico». L’inchiesta, avviata dal pm Gennaro Varone con l’obiettivo di fare luce sull’esigibilità di 36 milioni di crediti tra tasse, multe e affitti delle case popolari da parte della Soget, si sta muovendo in più direzioni. In particolare, la Procura si è concentrata su una lista con i nomi di 523 politici trovata nel computer del direttore Gateano Monaco – unico indagato per il reato di truffa – per una somma superiore ai 700mila euro. Si cerca di capire se qualcuno sarebbe stato “favorito” con revoche dei pignoramenti e se la Soget avrebbe evitato di perseguire i crediti considerati poco convenienti ricevendone un guadagno dal Comune.
Nei giorni scorsi i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle hanno chiesto di avviare un processo di internalizzazione del servizio di riscossione dei tributi locali, non rinnovando alla Soget la concessione in scadenza il 30 giugno. «La stragrande maggioranza dei Comuni», spiega Frigelli, «non ha personale né competenze per gestire il servizio internamente».
«La Soget», rimarca Miccoli, «ha 250 dipendenti in Abruzzo, di cui un centinaio a Pescara, che rischiano di non trovare una ricollocazione poiché nel loro contratto non è inserita nessuna tutela in caso di riaffidamento dell’appalto». All’incontro sono intervenuti anche i rappresentanti sindacali aziendali Diego Salvitti (Ficams-Cgil), Antonino Selvaggi (Fisascat-Cisl) e Simona Tucci (Uiltucs-Uil).
«Abbiamo piena fiducia nella magistratura», sottolinea Tucci, «ma i lavoratori potrebbero essere i primi a pagare il conto dei risvolti legali della vicenda. La lista con i nomi dei politici non ha nulla di anomalo: noi creiamo file Excel per ogni categoria, a seconda della provenienza del reddito, che sono tutti scaricabili online».
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