Inchiesta sui contagi Nel mirino i focolai in quattro reparti

23 Febbraio 2021

I pm ipotizzano un difetto di comunicazione tra ospedale, Asl e Regione: il direttore D’Amario sentito come testimone

PESCARA. Arriva a una svolta l'inchiesta da poco aperta dalla Procura di Pescara sull'incontrollato aumento di contagi da Covid, soprattutto da variante inglese che ha colpito in maniera molto incisiva l'area metropolitana Pescara-Chieti, ponendo la nostra città in primo piano a livello nazionale. Il fascicolo del quale si stanno occupando i sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta, che coordinano le indagini degli uomini del Nas del comandante Domenico Candelli, ancora per pochi giorni resterà senza indagati.
IL DILAGARE DELLA PANDEMIA Con una accelerazione, i magistrati sarebbero infatti giunti a comprendere uno dei motivi che sta alla base del dilagare della pandemia sul nostro territorio: motivo che potrebbe avere una concausa importante in una sorta di difetto di comunicazione tra la struttura ospedaliera e chi è preposto all'attuazione di tutti quei rimedi che potrebbero essere necessari per contenere il contagio. L'ospedale potrebbe essere stato un veicolo significativo di questa impennata di positivi che continua a essere importante nel nostro territorio.
E a questo possibile difetto di comunicazione, prima della procura ci sarebbe arrivato il dipartimento della salute della Regione, il cui direttore, Claudio D'Amario, ha intuito subito che qualcosa non andava per il verso giusto, soprattutto leggendo dalla stampa locale di quei focolai che si sviluppavano in vari reparti come Ortopedia (uno dei primi) e poi ancora Medicina, Geriatria e finanche Oncologia.
MANCATA COMUNICAZIONE Queste notizie hanno portato D'Amario a effettuare una verifica interna, un audit, che avrebbe portato in pochi giorni a confermare quella ipotesi di una interruzione di comunicazione tra i vari stadi: dall'ospedale alla Asl e infine alla Regione dove non sarebbe mai giunta alcuna comunicazione a riguardo. Da qui, la decisione della procura e l'incarico ai Nas di andare ad acquisire tutta la documentazione possibile relativa alle comunicazioni dell'ultimo mese: atti di delibere, verbali di unità di crisi e via discorrendo per capire dove la catena si sarebbe interrotta.
D'Amario ha messo le sue conoscenze a disposizione della procura ed è stato anche sentito dai magistrati per riferire delle sue attività di verifica espletate e del risultato raggiunto. Tra gennaio e febbraio, insomma, ci sarebbero stati diversi focolai in ospedale non adeguatamente trattati e soprattutto dei quali non tutti sarebbero stati messi a conoscenza seguendo rigidamente il protocollo. Insomma, le risposte che arriveranno dai Nas consentiranno alla magistratura, che sta accertando chi avrebbe omesso queste comunicazioni necessarie per porre immediati rimedi ed evitare la diffusione del contagio, di avere un quadro chiaro della situazione pandemica.
GESTIONE DEI PAZIENTI La procura sta verificando anche la gestione dei pazienti nei vari reparti con particolare riguardo a come l'ospedale si sarebbe organizzato per dividere i positivi dai negativi e soprattutto dove siano stati posizionati quelli in attesa del risultato del tampone. In questi ultimi giorni si sarebbe poi intensificata l'attività istruttoria con l'audizione di alcuni testimoni informati sui fatti che dovrebbero aiutare i magistrati a delineare il quadro accusatorio.
Al momento, come detto, il fascicolo è contro ignoti con una ipotesi di reato che è quella di omissione di atti d'ufficio, ma non è escluso che, dopo la conclusione delle verifiche in corso, si possa arrivare anche a una ipotesi di pandemia colposa che non dovrebbe però interessare i medici in prima linea.
LE TESTIMONIANZE Intanto, in parallelo sta andando avanti anche il primo filone che riguarda le vaccinazioni. Qui, la procura sarebbe in possesso di testimonianze importanti di vaccini somministrati a persone che non rientravano nelle categorie stabilite dal piano pandemico. I medici che somministrano le dosi, logicamente non hanno responsabilità, mentre gli accertamenti sono rivolti a chi avrebbe inserito questi soggetti estranei, "infilati" in elenco come se appartenessero al personale sanitario che, giustamente, ha la priorità su tutti gli altri. Verifiche che portano via del tempo e che sono sempre in mano ai Nas.
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