Indennità ridotta: Centro per l’impiego pronto a fermarsi

12 Novembre 2015

La Provincia fissa il tetto mensile per il disagio a 30 euro e scatena la polemica del personale. «Tagliano le briciole»

PESCARA. Una nuova tegola si abbatte sulla testa del personale della Provincia Pescara, che si aggiunge alle incertezze sul futuro legate all’applicazione della legge Del Rio. Da qualche giorno tiene banco la polemica sull’indennità di disagio che è stata ridotta da 1,20 euro a un euro, con un tetto massimo di 30 euro mensili (lorde). La novità riguarda solo alcuni addetti, e cioè una ventina del Centro per l’impiego, quattro dipendenti della biblioteca provinciale “D’Annunzio” e una trentina di cantonieri, stando alle prime stime.

La comunicazione è arrivata solo di recente al personale del Centro per l’impiego ma l’effetto è retroattivo, a partire dal primo ottobre, e i diretti interessati non l’hanno presa bene, anzi sono perfino pronti a fermarsi, se l’amministrazione non dovesse tornare sui suoi passi. «Abbiamo sempre percepito questa indennità», spiegano dagli uffici di via Passolanciano. «In media si tratta di circa 80 euro al mese e il totale viene calcolato sulle ore effettive di lavoro svolte con il pubblico, cioè ai due sportelli (che accolgono circa 80 persone al giorno) oppure per altri servizi (vale a dire mobilità, tirocini formativi, e adesso anche il progetto “Garanzia giovani”, che crea una mole di attività notevole). Ora è stato stabilito di ridurre il compenso ed è stato fissato un tetto massimo di trenta ore, per cui è come se fosse stato stabilito un tetto massimo di 30 ore al mese. Per superare questo problema hanno ipotizzato di farci effettuare una turnazione, per cui al raggiungimento del tetto delle trenta ore per ogni dipendente interverrebbe un altro e così via via, in modo da non sforare questo limite. Ma siamo troppo pochi, non siamo neppure intercambiabili e il lavoro di sportello è molto delicato, considerata l’utenza di cui ci occupiamo».

Si sta pensando, quindi, di ridurre i servizi e di restare aperti al pubblico solo due giorni a settimana, che potrebbero essere il lunedì e il martedì, quando c’è anche il rientro pomeridiano, in modo da non superare il tetto fissato dalla Provincia, che in questa operazione non ha avuto il via libera di tutte le sigle sindacali. La soluzione al momento non c’è ma al Centro per l’impiego si respira un’aria di polemica e non è detto che non vengano promossi dei contenziosi per contestare il tetto dei trenta euro.

«Stanno tirando un po’ troppo la corda», dicono sempre i lavoratori. «Si appigliano a un euro e non si rendono conto che ci danno le briciole ma nello stesso tempo ci chiedono comunque di garantire il servizio. Insomma dobbiamo lavorare basandoci sulla nostra buona volontà, si affidano alla nostra coscienza», visto che oltre i 30 euro l’indennità non viene erogata. «Noi percepiamo circa mille euro al mese e non possiamo accettare che facciano i tagli sui poveretti. Ci chiediamo a cosa serviranno i fondi recuperati con questa decurtazione e ci auguriamo che non vengano destinati a chi è già ben remunerato».

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