Industriali, esperti e sindacati: uno choc per la nostra regione

22 Luglio 2022

Dalle pensioni ai cantieri con il Superbonus: cosa si ferma e quanti posti si perdono

La caduta del Governo Draghi tiene col fiato sospeso migliaia di imprese abruzzesi, con i loro lavoratori e le famiglie. Perché arriva nel momento in cui la crisi energetica si fa più dura, spingendo in alto bollette e carburante. E perché arriva mentre l’Italia deve dimostrare di meritare la seconda tranche da 19 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e deve scrivere la legge di Bilancio. Collegati ci sono la riforma delle pensioni, necessaria per superare la Legge Fornero; il salario minimo e le vertenze delle aziende crisi. E il rilancio del Superbonus per l’edilizia. Tutte questioni che rischiano uno stop drastico.
I TIMORI DELL’ECONOMISTA
«Questo nuovo scenario può interrompere o ritardare la ripartenza dell’Abruzzo dopo la pandemia», spiega l’economista abruzzese Pino Mauro, continuando: «Il mancato intervento del Governo può infatti accentuare problematiche che colpiscono duramente anche la nostra regione. A partire dall’inflazione, che è dovuta all’aumento dei costi energetici e che sta diventando un problema serio perché ha già fatto crescere il prezzo dei beni alimentari: colpisce imprese e famiglie e rischia un allargamento della fascia di povertà. I risvolti occupazionali potrebbero colpire soprattutto il settore terziario, quello dei servizi, che in regione conta 320mila lavoratori, in gran parte con contratti a tempo determinato. E poi la mancanza di un Governo può provocare un ritardo nei provvedimenti per alcuni settori vitali, a partire dall’automotive, per cui si discuteva di interventi per risolvere il problema delle forniture. Importante anche la questione del Pnrr e le sue ingenti risorse, che può svolgere un ruolo fondamentale nel rendere l’Abruzzo più moderno e competitivo».
INFLAZIONE e PNRR
Marco Fracassi
, presidente Confindustria Abruzzo, non nasconde lo choc: «Siamo disorientati e molto preoccupati, innanzitutto per il possibile impatto della caduta del Governo sul Pnrr. Poi dall’esecutivo ci aspettavamo misure urgenti a vere emergenze, a partire dall’alleggerimento dei costi energetici, che sono diventati insopportabili per le imprese e che ora sono peggiorati da spread. Ma ci aspettavamo anche interventi sul cuneo fiscale. È, questo, il momento peggiore in mandare a casa il Governo, si rischia di scatenare la tempesta perfetta».
Aggiunge Marisa Tiberio di Confcommercio: La situazione del commercio è grave, da una parte stretto dalla difficoltà nelle forniture delle materie prime, dall’altra dall’aumento dei costi energetici e dall’inflazione, che provocano anche la riduzione e del potere d’acquisto da parte delle famiglie e quindi i consumi nelle nostre attività. Per questo avevamo stretto contatti con il Governo, che aveva aperto ad alcune nostre richieste per risollevare il settore, come iniziative contro la concorrenza sleale e la desertificazione dei centri storici delle città. Dovevamo inviare il documento entro oggi. Ma invece è tutto fermo, lasciando migliaia di imprese in crisi e con il timore anche che possa saltare la partita del Pnrr». Aggiunge Lido Legnini, presidente di Confesercenti Abruzzo: «La situazione è critica, tante imprese chiuderanno se si permetterà ai costi energetici di andare fuori controllo in autunno e in inverno. Ora in qualche modo si sta sopravvivendo con costi triplicati, poi l’impatto dell’assenza di interventi governativi sarebbe davvero devastante. La situazione è preoccupante. Così come i rischi per il Pnrr e per le riforme che erano in ballo».
EDILIZIA E SUPERBONUS
Timori anche per l’edilizia. Spiega Antonio D’Intino, presidente di Ance Abruzzo: «Siamo preoccupati per la possibile battuta d’arresto del Pnrr. Sul Superbonus, anche se non temiamo contraccolpi immediati ma anzi la ripresa grazie alla recente approvazione della quarta cessione del credito, la politica si deve prendere la responsabilità di rifinanziarlo. Non si può fare altrimenti: il Superbonus provoca ricchezza anche per lo Stato oltre a rilanciare il settore. Senza, in Abruzzo potrebbero chiudere immediatamente 500/600 imprese da almeno 3mila dipendenti».
PENSIONI E SALARIO
E poi ci sono i tanti fronti aperti con i sindacati in prima linea. «La caduta del Governo sospende alcune partite importanti che erano aperte. Tra queste quella per la riforma delle pensioni», spiega Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil Abruzzo e Molise, che continua: «Ricordiamo che a fine anno scadrà Quota 102 e si tornerà quindi alla sola Legge Fornero: questo non solo costringerà molti ad andare in pensione a 67 anni, ma bloccherà il turn over. Migliaia di persone quindi non riusciranno ad entrare nel mondo del lavoro, proprio in un momento di grande incertezza e difficoltà. Serve un Governo subito».
E poi ci sono le altre partite in ballo, a partire dal salario minimo. «La sospensione dei tavoli come effetto della caduta del Governo è un dramma, che arriva in un momento delicatissimo. Il salario minimo, ma anche gli interventi sul cuneo fiscale avrebbero potuto avere un ritorno economico nelle buste paga dei lavoratori colpiti duramente dall’inflazione», aggiunge il segretario generale della Cisl Abruzzo Molise Giovanni Notaro, continuando: «Per non parlare del settore dell’automotive, dove serve una prospettiva per il futuro per salvare 5mila posti. E più in generale si perde un’occasione: c’erano le condizioni per ristrutturare l’Italia e l’Abruzzo. La caduta del Governo è quindi un fulmine a ciel sereno. Ora faremo le valutazioni sull’impatto che potrà avere sui lavoratori e sul territorio».
Ma ci sono anche le vertenze aperte: «L’Abruzzo sta soffrendo molto la situazione difficile, già all’inizio del 2022 abbiamo perso in Abruzzo 28mila occupati rispetto alla fine del 2021», aggiunge Michele Lombardo, segretario generale della Uil Abruzzo, continuando: «Senza Governo ci saranno ulteriori conseguenze. Sono migliaia i lavoratori delle aziende che hanno vertenze aperte, penso a quelle del Teramano e del Vastese in particolare. I tavoli al ministero dello Sviluppo economico rischiano di bloccarsi. Come rischiano di bloccarsi le battaglie contro il precariato e sui bonus per le famiglie e la definizione del reddito di cittadinanza. Siamo molto preoccupati anche per uno stop al Pnrr che sarebbe un disastro totale».