Inquinamento, chiesto il processo per gli imprenditori Di Properzio

1 Luglio 2020

Sabatino e Lorenzo accusati della contaminazione dell’area intorno allo stabilimento Abruzzo Costiero Devono rispondere anche di falso. Il Comune, la Regione e il ministero dell’Ambiente sono parti offese

PESCARA. Inquinamento ambientale, falso ideologico, mancata bonifica della zona. Con queste accuse, il sostituto procuratore Salvatore Campochiaro ha chiesto il processo per Sabatino e Lorenzo Di Properzio, i noti imprenditori che gestiscono lo stabilimento Abruzzo Costiero, un importante deposito di carburanti nella zona di via Raiale. Inizialmente nell'inchiesta era finita anche l'ingegnere ambientale Giovanna Brandelli (oggi presidentessa dell'Aca), che nel febbraio del 2017, per conto della Abruzzo Costiero, redasse il piano di caratterizzazione della zona.
La sua posizione è stata dunque stralciata anche a seguito dell'incidente probatorio e della consulenza tecnica che ne seguì. A rischiare il processo restano dunque soltanto i Di Properzio (che sono assistiti dall'avvocato Massimo Galasso), accusati di aver causato un problema ambientale dovuto all'inquinamento e alla contaminazione dell'area interna ed esterna dello stabilimento: una zona peraltro a ridosso del fiume Pescara e dell'aeroporto. L'accusa di inquinamento è pesante.
«Cagionavano abusivamente, quale conseguenza di una microfratturazione nella rete di drenaggio delle acque reflue derivanti dall'attività di deposito, lavorazione e trasformazione di prodotti petroliferi svolta dalla società, una consapevole compromissione, significativa e misurabile, delle falde acquifere e di porzioni significative di suolo e sottosuolo, in zone anche circostanti il sito di deposito e adibite a parcheggio esterno in area destinata a verde pubblico».
E tutto questo, stando sempre al capo di imputazione, sarebbe avvenuto «tramite il superamento consistente e ripetitivo, a partire dal 2007 per il suolo e dal 2008 per le acque sotterranee, dei limiti di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) previsti dalla normativa, relativamente alle sostanze ferro, manganese, idrocarburi totali espressi come n-esano, idrocarburi aromatici tra cui il benzene, etilbenzene, nitriti, solfati, con concentrazioni anche 1.000 volte superiori ai limiti previsti dal D.L. 156/2006». E stando sempre all'accusa, i due indagati avrebbero «aggravato la situazione di contaminazione esistente a gennaio 2016, ritardando l'avvio di un'adeguata procedura di bonifica, in quanto nella comunicazione inoltrata il 19 gennaio 2016, alla Provincia, al Comune e alla Regione, omettevano di fornire una rappresentazione completa ed esaustiva del sito, ossia segnalavano il superamento dei limiti Csc per il parametro idrocarburi», ma soltanto in una parte della zona interessata, nulla osservando nella zona adiacente dove comunque «erano stati accertati, per ferro, manganese e idrocarburi, valori superiori anche 25 volte i limiti previsti». E il reato di falso è legato proprio a quest'ultima circostanza, e cioè al fatto che in quelle comunicazioni inoltrate agli enti competenti, i due Di Properzio (uno amministratore delegato e l'altro presidente della Abruzzo Costiero), «attestavano falsamente che nei monitoraggi periodici effettuati a gennaio 2016 era stato rinvenuto il superamento dei limiti di concentrazione soglia di contaminazione, causato da un probabile trafilamento delle acque di drenaggio». Parti offese nel procedimento sono il Comune di Pescara e la Regione Abruzzo, oltre al ministero dell'Ambiente. Tutte le indagini sono state invece portate avanti dai militari dei carabinieri forestali, competenti nella specifica materia. Ad accendere i riflettori su questa vicenda sono stati comunque anche gli ambientalisti del Forun H2O e della Stazione Ornitologica che, studiando le carte, hanno scoperto che l'impianto è situato in una zona a massimo rischio di esondazione del fiume, sostenendo anche che la contaminazione delle acque sotterranee non era solo contenuta all'interno dei confini del sito. Adesso tutta la vicenda finisce all'attenzione del gup che, il 26 novembre prossimo, esaminerà la questione nel corso dell'udienza preliminare per decidere se rinviare o no a giudizio i due imprenditori pescaresi.