Inquinamento: consulenza sull’area dei Di Properzio

16 Ottobre 2019

PESCARA. Torna nelle mani del pm Salvatore Campochiaro il fascicolo sul presunto disastro ambientale dovuto a inquinamento e alla contaminazione (si parla anche di acque reflue di spiazzamento...

PESCARA. Torna nelle mani del pm Salvatore Campochiaro il fascicolo sul presunto disastro ambientale dovuto a inquinamento e alla contaminazione (si parla anche di acque reflue di spiazzamento contenenti idrocarburi) dell’area interna dello stabilimento Abruzzo Costiero in via Raiale, di proprietà dei Di Properzio.
Ieri si è tenuto l’incidente probatorio davanti al gip per discutere della perizia depositata dal consulente Mauro Sanna, nel procedimento che attualmente conta tre indagati: gli imprenditori Sabatino e Lorenzo Di Properzio, e l’ingegnere ambientale Giovanna Brandelli che nel febbraio del 2017, per conto dell’amministratore delegato e del presidente del cda di Abruzzo Costiero, redasse il piano di caratterizzazione della zona.
«E’ stata chiarita l’esistenza di una contaminazione», ha detto al termine dell’udienza l’avvocato Sergio Della Rocca che assiste Brandelli, «su cui è in corso un piano di caratterizzazione da definire». L’avvocato Massimo Galasso, che assiste i Di Properzio, tiene a precisare invece che «tutto si sarebbe verificato dentro il perimetro dell’Abruzzo Costiero e non come qualcuno ha sostenuto anche fuori. Il perito non ha neppure preso in considerazione le zone esterne perché il giudice non ha neppure posto il quesito in tal senso. L’azienda ha sempre fatto tutto quello che c’era da fare: adesso ci sono procedure che devono essere completate».
La vede però in maniera diversa il consulente che, nella sua relazione di 80 pagine, afferma fra l’altro che «il piano di caratterizzazione è stato presentato in assenza di dati preliminari sullo stato del suolo e del sottosuolo e sulla base di risultati preliminari parziali per le acque sotterranee».
E in relazione al progetto operativo degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza dell’area, che peraltro è a ridosso del fiume Pescara, afferma che «non risulta che il gestore abbia presentato alle autorità competenti un progetto di bonifica né di messa in sicurezza operativa», e ancora che «d’altra parte non risulta che sia stato realizzato un campionamento in contraddittorio con Arta delle acque sotterranee del piezometro Pz7 successivamente alla conferenza dei servizi del 9 marzo 2018».
Insomma, ora la questione torna nelle mani del pm, che dovrà decidere se proseguire con l’inchiesta e dunque mantenere le ipotesi di reato a carico dei tre attuali indagati.
Le indagini vennero svolte dai carabinieri forestali e sulla vicenda esistono due esposti degli ambientalisti del Forum H2O e della Stazione ornitologica. (m.cir.)
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