Inquinamento del Saline: sott’accusa la vecchia cava

Il tecnico ambientale Milillo segnala un’altra criticità sulle sponde del corso d’acqua «Una delle più grosse centrali di bracconaggio del tonno rosso è a Montesilvano»
MONTESILVANO. «Sembra paradossale doversi complimentare con le forze dell’ordine ogni volta che fanno il loro lavoro. Quella realtà era lì, alla luce del sole, da anni». Un commento al vetriolo quello di Gianluca Milillo, tecnico ambientale dell’associazione Nuovo Saline che, all’indomani del sequestro da parte dei carabinieri forestali di un’area di 200 metri quadrati sulla lungofiume, dove venivano accumulati rifiuti e sversati oli nel terreno, torna ad accendere i riflettori sulle criticità che minacciano il fiume.
«Si continuano a puntare gli occhi sull’ex discarica di Villa Carmine, quando il vero problema da noi spesso segnalato, continua a essere ignorato», denuncia Milillo, «una vecchia cava di estrazione di ghiaia, risalente al periodo di realizzazione dell’autostrada, ha creato un lago che scorre sotto la discarica e provoca il dilavamento delle sostanze. L'acqua di dilavamento viene intercettata dal fiume. Fino a quando il sito era gestito dal Comune abbiamo riscontrato un lavoro eccelso. Da quando è subentrata la Regione non abbiamo visto più nessuno».
Milillo tranquillizza in parte sui rischi dell’ex discarica, spesso definita una bomba ecologica pronta a esplodere. «Non è vero», evidenzia, «noi facciamo analisi quasi quotidiane e la situazione non è drammatica come in passato, ma se si continua con il lassismo allora potrebbe ridiventare un dramma». Ma i problemi non si esauriscono nella zona dell’ex discarica. «Se dovessi stilare una classifica, al primo posto metterei l’imbarcadero lungo la sponda montesilvanese del fiume, dove sono state anche create strutture abusive che non si capisce perché non vengano ancora demolite, ma soprattutto che ha devastato un tratto di vegetazione che ha inibito, in modo drammatico, la fitodepurazione del Saline».
«Inoltre», prosegue il tecnico ambientale, «essendo collocata in una zona di curva, ha aumentato l’erosione, come dimostrano i sassi che si accumulano sul tratto di spiaggia dei Grandi alberghi, anche nel tratto in cui è situata la famosa discarica blu». Sempre in merito alle imbarcazioni presenti lungo il fiume, Milillo lancia anche accuse pesanti. «Quella, di fatto», sostiene, «è una delle più grandi centrali di bracconaggio al tonno rosso in Adriatico. Tra l’altro, parliamo di pesce che non viene sottoposto a controlli sanitari perché segue una filiera clandestina». E sempre in termini sanitari, un altro problema segnalato è quello dei pescatori sportivi che continuano a pescare nonostante il divieto dovuto alla contaminazione da salmonellosi in alcuni tratti del fiume».
Infine, restano ancora presenti diversi scarichi abusivi che, come evidenzia Milillo, sono per lo più presenti sul tratto di sponda di Città Sant’Angelo e nei sei Comuni attraversati dal fiume prima di arrivare a Montesilvano. «Presi singolarmente potrebbero sembrare poca cosa, ma la sommatoria si ripercuote su Montesilvano».
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